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Il Presidente della Corte dei conti è nominato dal Governo tra i magistrati della stessa Corte che hanno effettivamente esercitato, per almeno tre anni, funzioni di Presidente di sezione, ovvero funzioni equivalenti presso organi costituzionali nazionali o di Istituzioni dell’Unione europea.La procedura di nomina prevede l’emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di Presidenza. Una volta nominato, il Presidente non può più essere revocato dal proprio incarico, dal quale cessa per dimissioni volontarie o per collocamento a riposo per limiti di età.
La legge n. 45 del 2004 ha istituito il posto di Presidente aggiunto. Il Presidente della Corte dei conti, fatta salva ogni altra attribuzione prevista da norme di legge o di regolamento, quale organo di governo dell’Istituto, esercita le funzioni di indirizzo politico-istituzionale e a tal fine assegna le risorse finanziarie al Segretario generale e ai dirigenti di prima fascia preposti ai centri di responsabilità.
Il Presidente è il titolare dell’informazione e della comunicazione istituzionale.
Il Presidente svolge, inoltre, le funzioni ed i compiti per l'organizzazione ed il funzionamento degli uffici amministrativi e degli altri uffici con compiti strumentali e di supporto alle attribuzioni istituzionali della Corte dei conti, approvato con deliberazione delle Sezioni riunite nell’adunanza del 18 luglio 2001
Il Presidente si avvale, altresì, del Capo di gabinetto, degli altri magistrati addetti alla presidenza, del dirigente e di tutto il personale assegnato all’ufficio di gabinetto nonché degli altri uffici di supporto.
Il Presidente della Corte si avvale del Comando Carabinieri Corte dei conti per i servizi di vigilanza, sicurezza, assistenza alle udienze e d'onore. Il Capo di gabinetto assicura il raccordo diretto con il Comandante del medesimo Reparto dell'Arma dei Carabinieri. La Costituzione definisce la Corte dei conti nell’esercizio delle funzioni di controllo “organo ausiliario”, nel senso che coadiuva gli organi titolari di funzioni legislative, di indirizzo e controllo politico, di amministrazione attiva… Ciò significa che la Corte non si sostituisce agli organi investiti di funzioni politiche nel definire gli obiettivi dell’azione amministrativa o censurare le scelte attraverso le quali gli stessi vengono individuati: essa deve valutare l’azione svolta, in un continuo confronto con l’amministrazione controllata, formulare i propri rilievi, indicare le misure che dovrebbero essere adottate, verificare se e come gli organi controllati si sono adeguati alle osservazioni formulate, riferire periodicamente circa i risultati dei propri controlli alle assemblee elettive. Le funzioni di controllo hanno, evidentemente, una forte valenza democratica perché sono svolte da un organo terzo, neutrale rispetto al Governo e al Parlamento, nell’interesse non solo degli organi ausiliati, ma della stessa collettività amministrata, vale a dire dei contribuenti che hanno fornito parte delle risorse della cui corretta gestione la Corte è chiamata a giudicare. Da quanto detto emerge come la Corte dei conti, quale organo di controllo, sia del tutto indipendente sia dal potere politico che da quello legislativo. Gli atti dell’esecutivo sono sottoposti, in virtù dell’articolo 100 della Costituzione, al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti che può, in caso di esito negativo, impedirne l’efficacia, salva la possibilità per il Governo di darvi ugualmente seguito per superiori ragioni di ordine politico (c.d. registrazione con riserva), rispondendo del proprio operato di fronte al Parlamento, direttamente informato dalla Corte. La Corte gode di indipendenza di giudizio anche nei confronti del Parlamento, individuato nell’articolo 100 della Costituzione come il naturale destinatario delle funzioni di controllo-referto (la Corte riferisce almeno annualmente sui risultati del riscontro eseguito). Il referto pubblico alle Camere elettive sui risultati del controllo è il momento più qualificante dell’attività dell’Organo, quello in cui meglio viene posto in evidenza il valore costituzionale della funzione di garanzia del buon andamento dell’azione amministrativa (articolo 97 della Costituzione) e della tutela degli equilibri di finanza pubblica (articoli 81 e 119 della Costituzione) affidata alla Corte dei conti. I risultati dei controlli, resi pubblici, vengono indirizzati agli organi titolari delle funzioni legislative, di controllo e indirizzo politico sull’esecutivo affinché adottino tutte le misure di rispettiva competenza, nell’esercizio del sindacato politico sul Governo. La pubblicità dell’esito dei controlli induce anche a una maggior responsabilizzazione degli amministratori pubblici e funzionari nei cui confronti è possibile, nei casi più eclatanti di cattiva gestione e in presenza, come si vedrà, di determinate condizioni, configurare anche responsabilità personale a contenuto patrimoniale.
La Corte dei conti italiana è anche la magistratura alla quale la Costituzione affida, in via esclusiva, la giurisdizione nelle “materie di contabilità pubblica” (articolo 103, secondo comma). Si tratta di un concetto molto ampio che investe tutte le controversie nelle quali sia in qualche modo in discussione la corretta gestione delle risorse pubbliche da parte di agenti contabili, pubblici amministratori e funzionari. La Corte dei conti giudica non solo sui giudizi di conto degli agenti contabili, ma anche delle responsabilità personali, contabili e amministrative, degli amministratori e pubblici funzionari per i danni provocati, con dolo o colpa grave, nell’esercizio delle loro funzioni o in occasione delle stesse. la missione costituzionale della Corte dei conti In sintesi, può dirsi che la missione costituzionale di garanzia della legittimità e del buon andamento dell’azione amministrativa viene assicurata tramite l’equilibrato interagire di tre funzioni fondamentali:

  • un limitato controllo preventivo, rivolto a impedire che possano aver corso, se illegittimi, i più importanti atti di Governo;
  • un generalizzato controllo successivo sulla gestione per rendere l’amministrazione sempre più efficiente;
  • una giurisdizione di responsabilità, nei confronti di amministratori e funzionari pubblici, destinata a reprimere, attraverso la sanzione del risarcimento del danno, e con finalità di prevenzione, le più evidenti e gravi condotte causative di danno.

Le modifiche intervenute nella Costituzione italiana con la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha accentuato un’evoluzione in senso federalista dello Stato, hanno ulteriormente rafforzato il ruolo della Corte dei conti. Infatti, la previsione di un ordinamento regionale e autonomistico, con il decentramento dell’amministrazione e la moltiplicazione dei centri di spesa, consolida l’esigenza di una funzione di garanzia a tutela degli equilibri di finanza pubblica e del buon andamento delle pubbliche amministrazioni. La Corte dei conti, in quanto magistratura finanziaria e organo dello Stato-comunità, è strumento essenziale per l’attuazione del coordinamento della finanza pubblica (articolo 117 della Costituzione) e per la verifica della corretta applicazione dei meccanismi che presiedono al funzionamento del c.d. federalismo solidale.

Angelo Buscema

Attuale Presidente della Corte dei conti
Nato a Roma il 9 febbraio 1952, coniugato e padre di due figli, Angelo Buscema, nel 1981, giovanissimo e già abilitato dal 1978 all’esercizio della professione forense, entra, per concorso pubblico, nei ruoli della magistratura della Corte dei conti, classificandosi primo nella graduatoria di merito.

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