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Campidoglio - Sala del Carroccio

Intervento di Angelo Buscema

Porgo il mio saluto a tutti i presenti.
Desidero innanzitutto complimentarmi con gli autori del volume, efficacemente coordinati da Fabrizio Cerioni e Valerio Sarcone, per il loro pregevole lavoro, che con chiarezza espositiva offre un quadro complessivo e aggiornato della legislazione anticorruzione e delle responsabilità nella pubblica amministrazione.
Esprimo il mio compiacimento a questi giovani autori che con lodevole impegno hanno saputo realizzare un testo che rende più familiari e comprensibili materie solitamente ritenute di natura molto tecnica.
L’indagine degli autori, arricchita da interessanti considerazioni, descrive e analizza i compiti degli organi che intervengono nella importante fase della prevenzione alla corruzione.
Particolare attenzione è, infatti, riservata alle misure di prevenzione, anche con riferimento ai divieti conseguenti alle loro violazioni, e alla disciplina del conflitto di interessi che ha significativi riflessi nella materia degli appalti pubblici, con particolare riguardo alle imprese.
La corruzione è un fenomeno molto insidioso, ben rappresentato da Dante nell’Inferno come un essere con il volto ingannevole di un uomo giusto, ma il corpo di serpente e una coda biforcuta e velenosa; un animale pericoloso, insomma, nonostante un’apparenza rassicurante: una “fiera con la coda aguzza, che passa i monti e rompe i muri e l’armi!”.
La corruzione trova un terreno straordinariamente fertile in situazioni che presentano una “ facciata” pulita sotto il profilo formale, capace di coprire sufficientemente una realtà ben diversa.
La Corte svolge una decisa azione di contrasto ai fenomeni corruttivi a tutela della legalità, valorizzando una funzione fondamentale di prevenzione, che mira a guidare le amministrazioni pubbliche al corretto e responsabile utilizzo delle risorse in linea con gli obiettivi di interesse pubblico e, dunque, al miglioramento della propria funzionalità.
L’Istituto che presiedo ha il ruolo di verificare, mediante l’azione sinergica delle funzioni di controllo e giurisdizionali, l’operato di chi maneggia il denaro della collettività, al fine di accertare eventuali danni erariali arrecati all’intera comunità, che spesso producono anche danni per l’immagine e la credibilità dello stesso apparato pubblico, che sempre meno appare coerente e compatibile con il modello di etica e correttezza auspicato dai cittadini.
Il potenziamento dei controlli “a rete” consente di rilevare con sempre maggiore efficacia i fenomeni di corruzione, prevenendo la loro reiterazione anche nella vasta realtà delle amministrazioni territoriali. Infatti, la presenza capillare della Corte sull’intero territorio costituisce un valido deterrente per le condotte illecite delle pubbliche amministrazioni e le consente di essere più vicina ai bisogni della collettività, favorendo la tempestiva rilevazione dei fenomeni oggetto del controllo.
In questo quadro, la Corte è disponibile a svolgere un ruolo di affiancamento continuo alle amministrazioni anche in corso d’opera, ispirato al principio di concomitanza, rispondendo, peraltro, a sollecitazioni che sempre di più provengono dalle stesse amministrazioni controllate.
Questo riorientamento dell’attività di controllo, irrobustito da una maggiore attenzione al monitoraggio e all’analisi economico-finanziaria, è volto a garantire che la spesa pubblica sia indirizzata alla realizzazione dell’interesse pubblico, promuovendo in tal modo una “cultura della buona amministrazione” e una “sana gestione amministrativa”, al fine di evitare sperperi di denaro pubblico.
In questo senso, ritengo che il ruolo della Corte dei conti possa costituire un importante riferimento per le amministrazioni, quale garante del corretto svolgimento, sotto il profilo contabile, delle loro attività nei diversi settori, ove si presentino i fenomeni di corruttela, con il conseguente miglioramento dei servizi resi alla collettività.
Dai controlli effettuati, frodi e irregolarità si riscontrano nelle diverse fasi dell’e rogazione del finanziamento, nella indebita percezione e non corretta utilizzazione di contributi, fino alla mancata realizzazione delle attività finanziate, non solo nel settore degli appalti di opere pubbliche, ma in diversi settori, compresi quelli destinati a zone colpite da eventi sismici o da calamità naturali.
I fenomeni corruttivi, derivanti da condotte illecite o da gestioni contabili irregolari, sono diffusi in tutto il Paese e si annidano soprattutto in contesti fumosi, dove non c’è trasparenza, a conferma che questa costituisce un antidoto di grande efficacia alla corruzione, perché mette chiaramente in evidenza le varie fasi procedurali e rende comprensibili le scelte mirate alla cura dell’interesse generale.
La Corte intende alzare la guardia su questo tema, per garantire con sempre maggior efficacia la legalità e il rispetto dell’equilibrio finanziario dei bilanci.
Il fiorire di iniziative dirette a rendere sempre più trasparente l’attività della pubblica amministrazione fu considerato anche dal giudice Falcone di grande utilità per contrastare i continui tentativi di eludere e aggirare le norme.
La trasparenza, consentendo ai cittadini di essere informati sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche e di poter verificare l’eticità di decisioni e comportamenti di chi amministra la cosa pubblica, rende possibile dare ampia attuazione al principio di democraticità. La casa della pubblica amministrazione, come diceva opportunamente Turati, “dovrebbe essere di vetro”.
Agire in trasparenza, dunque, garantisce la possibilità di conoscere come funziona la pubblica amministrazione. La spesa improduttiva, lo sperpero di risorse pubbliche, la cattiva amministrazione e il malaffare appaiono sempre più inaccettabili alla collettività.
La trasparenza e la regolarità della gestione della spesa pubblica, unitamente alla presenza di organi di controllo che prevengono comportamenti illeciti contribuiscono ad alimentare la fiducia dei cittadini nel corretto funzionamento delle istituzioni, rafforzando un più alto senso di appartenenza.
La prevenzione dei rischi di corruzione aiuta a gestire al meglio i servizi pubblici, a vantaggio della qualità degli stessi.
Le varie forme di mala gestio vanno contrastate non solo con meccanismi di carattere repressivo, che spesso non generano un effetto coercitivo tale da ridurre le dimensioni del fenomeno, ma anche con strumenti di carattere preventivo, quali, tra gli altri, la semplificazione delle regole e la riduzione delle deroghe.
Semplificare le regole consente di ridurre la selva di leggi che può generare confusione negli operatori e consentire l’insinuarsi di fenomeni corruttivi, con negative ricadute sui cittadini.
C’è bisogno di regole certe e semplici. Invece le continue modifiche e deroghe normative non ne permettono la sedimentazione e abbassano i livelli di garanzia.
La digitalizzazione delle procedure amministrative è un fondamentale strumento di trasparenza e di contrasto alla corruzione, che accompagna la rivisitazione dei processi decisionali a beneficio anche della chiarezza e della imparzialità dell’azione pubblica.
In sostanza, la digitalizzazione, nel definire chiaramente i percorsi procedurali, agevola l’i ndividuazione dei responsabili, promuove la trasparenza delle relazioni nelle pubbliche amministrazioni e dei rapporti con i cittadini, consentendo di colpire la corruzione alla radice.
La Corte dei conti ha da tempo investito in termini organizzativi, economici e di competenze nell’utilizzo delle innovazioni digitali che, come abbiamo visto, favoriscono la trasparenza, l’e fficienza, l’efficacia e quindi aiutano a contrastare la corruzione.
La fase della prevenzione passa anche attraverso le persone, sia sotto il profilo della formazione di personale specializzato, che consente l’efficientamento della pubblica amministrazione, sia attraverso la sensibilizzazione ai valori dell’etica e dell’onestà, specifici obblighi di servizio che devono conformare non solo lo svolgimento dell’attività lavorativa, ma anche i rapporti tra i dipendenti pubblici sul luogo di lavoro, in osservanza dei principi di buon andamento della Pubblica Amministrazione sanciti dall’art. 97 della Costituzione.
L’etica deve costituire non solo una connotazione dell’azione amministrativa pubblica, ma un vero e proprio valore, direi un obbligo, a cui i pubblici operatori non possono derogare nella gestione della cosa pubblica, poiché utilizzano risorse provenienti dalle “tasche” dei cittadini per assicurare loro i servizi.
Pertanto, essi hanno il dovere di agire secondo il senso civico in modo virtuoso, nel rispetto delle norme e tenendo in massima considerazione il bene comune.
In via preventiva, l’azione della Corte di stimolo alle corrette pratiche amministrative, orientate al servizio del cittadino, può incoraggiare il sentimento collettivo di contrasto alla corruzione e rafforzare il vincolo di solidarietà nel rispetto della giustizia sociale e della tutela dei diritti fondamentali di ogni singolo individuo.
Il valore della legalità permea interamente la nostra Costituzione, quale caposaldo della democrazia a garanzia della convivenza civile e dei diritti dei cittadini e il suo perseguimento deve costituire la guida principale per tutti i pubblici operatori, i quali, per la stragrande maggioranza, agiscono con rettitudine e correttezza. Mi sono spesso chiesto sia come cittadino sia come magistrato della Corte dei conti: cosa può fare, concretamente, questo Istituto per contribuire alla diffusione dei valori della legalità e dell’onestà?
Educare i giovani sin dai banchi di scuola al rispetto di questi valori e all’osservanza delle regole, dei doveri e dei diritti degli individui può essere un investimento che consente in via preventiva di contrastare il fenomeno della corruzione e garantire un futuro in cui la convivenza sia fondata su valori morali condivisi.
Per questo la Corte, sia a livello centrale che locale, invita gli studenti ad assistere alle proprie attività. Inoltre, per incoraggiare la sensibilità alla legalità e favorire la familiarità con le regole della contabilità pubblica la Corte ha sottoscritto un protocollo di intesa con il MIUR, la CRUI e le Università presenti sul territorio.
Infatti, rendere più comprensibili ai giovani materie e concetti, come quelli propri della contabilità pubblica, agevola una maggiore conoscenza dell’uso che si fa delle risorse pubbliche.
Il bilancio, in effetti, considerato come “bene pubblico”, consente di verificare la rispondenza delle scelte gestionali, operate dagli amministratori, agli impegni assunti nei confronti dei cittadini, in tal modo assicurando il rispetto della rappresentanza democratica.
In esso sono esposti, invero, i fatti gestionali, sui quali la Corte esercita il proprio controllo previsto dalla legge, sia per le entrate, sia per le spese, nei diversi momenti della loro formazione nell’esercizio finanziario di competenza.
La Corte può dunque costituire un valido punto di riferimento per i giovani, quale baluardo dell’educazione al rispetto dei valori della democrazia e all’esercizio dei diritti di cittadinanza, sviluppando una coscienza critica e la consapevolezza del proprio ruolo all’interno della società civile.
Il carattere riprovevole di condotte che utilizzano fondi pubblici per fini diversi da quelli previsti finisce per trasformare le occasioni di sviluppo dei territori in illeciti il cui peso, oltre che produrre pregiudizi al sistema economico, grava sulla collettività, arrivando a compromettere i diritti fondamentali di ogni singolo individuo e la stessa coesione sociale, in violazione del vincolo di solidarietà.
Le azioni corruttive incidono sull’efficientamento delle attività amministrative e impattano inevitabilmente sui cittadini, che subiscono un sicuro danno in termini di qualità e sicurezza dei servizi resi alla collettività e delle opere non realizzate a regola d’arte, come nel caso dei lavori pubblici.
Non dobbiamo sottovalutare che il recupero di risorse da fenomeni di corruzione e illegalità o da sprechi e inefficienze gestionali può influire sul tasso di crescita e sull’equità sociale. La tutela dei diritti sociali della collettività è un profilo che impegna la Corte dei conti nell’esercizio del suo ruolo a salvaguardia degli interessi finanziari di tutti i cittadini.
Ritengo che un valido sistema di controlli e garanzie volto ad assicurare la corretta gestione delle risorse e dei conti pubblici per soddisfare il naturale bisogno di tutela finanziaria della collettività, oltre che ad arginare inefficienze e abusi, possa rassicurare i cittadini sul corretto funzionamento delle istituzioni.
Nell’azione di tutela della legalità a garanzia dell’erario pubblico, sia nazionale che comunitaria, il nostro Istituto intende contrastare la corruzione in sinergia con le altre magistrature, anche attraverso la partecipazione a diverse Istituzioni a livello comunitario, così da confrontare le reciproche esperienze. 
Il coordinamento tra le strutture nazionali e quelle europee si rivela prezioso, sia per quanto attiene ai sistemi di controllo in uso nei diversi Paesi, sia con riferimento alle verifiche sull’impiego dei fondi europei, ai quali contribuisce anche l’Italia.
Prevenire e contrastare in modo coeso i fenomeni corruttivi che minacciano la crescita economica e il benessere sociale dei cittadini comunitari è l’obiettivo cui deve tendere l’UE per offrire uguali opportunità a tutti i Paesi membri.
In tale quadro, la concreta collaborazione alla lotta alle frodi e alle irregolarità a garanzia dell’uso corretto del denaro di tutti i cittadini europei, assicura l’armonizzazione delle attività di contrasto ai reati che ledono gli interessi finanziari.
La Sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali e le Procure regionali della Corte sono le strutture maggiormente impegnate sul fronte della tutela della sana gestione delle risorse comunitarie e nazionali, in collaborazione con un vero e proprio organismo investigativo, l’Ufficio europeo per la Lotta Antifrode (OLAF).
La prevenzione di fatti gestionali irregolari viene, dunque, assicurata mediante scambio di informazioni, valutazioni, dati ed elementi conoscitivi.
Il Presidente Einaudi nel corso dei lavori dell’Assemblea costituente definì la Corte “il terrore di tutti coloro che si propongono di locupletarsi ai danni della pubblica finanza”.
In conclusione, in coerenza con quanto affermato dal Presidente Einaudi, vorrei confermare che il nostro Istituto, infatti, è impegnato con determinazione e fermezza nell’azione di prevenzione della corruzione, come ben illustrato nel volume curato da questi giovani autori, che può essere di ausilio a coloro che si accostano allo studio della tematica dell’anticorruzione e della responsabilità nella pubblica amministrazione, rassicurando i cittadini che la sua azione è svolta nel loro interesse e rafforzando in tal modo la fiducia nelle istituzioni.

Locandina(PDF,179KB)