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Sala Convegni, Archivio storico della Presidenza della Repubblica
Palazzo Sant’Andrea

Angelo Buscema
Presidente della Corte dei conti

A Lei, Signor Presidente della Repubblica, desidero porgere il mio deferente saluto, e ringraziarLa per averci accolto in questa prestigiosa sede, dove sono conservati documenti che custodiscono un pezzo importante della storia del nostro Paese, a testimonianza della nostra identità.
Saluto e ringrazio per aver accolto il mio invito all’incontro odierno, Sua Eminenza reverendissima il Cardinal Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee e il Professor Massimo Luciani, chiarissimo docente ed eminente cultore del diritto.
Ho voluto realizzare questo evento, che rappresenta un momento di riflessione su un tema di così grande attualità, perché nell’ambito dell’Unione europea sono coinvolti, oltre ai valori comuni, anche profili economici e di salvaguardia dell’effettivo utilizzo delle risorse.
La Corte dei conti, grazie al complesso delle sue attribuzioni costituzionali di controllo, consultiva e giurisdizionale, svolge un ruolo di garante degli equilibri di bilancio, che sono il presupposto necessario per la tutela dei diritti sociali della collettività, verificando la coerenza tra le risorse allocate e le politiche pubbliche adottate.
L’attività dell’Istituto che presiedo, ha un respiro anche europeo per quanto attiene ai sistemi di controllo in uso negli altri Paesi, con particolare riferimento alle verifiche sull’impiego dei fondi europei, ai quali contribuisce anche l’Italia, preoccupandosi di assicurare un efficace coordinamento tra le strutture nazionali interessate e quelle della Corte dei conti europea, anche in materia di lotta alle frodi.
Particolare attenzione, difatti, rivolge la Corte all’utilizzo di fondi pubblici per fini diversi da quelli previsti, monitorando la corretta applicazione delle norme nell’utilizzo di fondi pubblici nazionali e, in special modo, europei.
L’Unione europea tende verso la tutela degli interessi economici di tutti i Paesi membri; questo le conferisce una vocazione sociale.
Non si può non riconoscere che il bilanciamento fra interessi finanziari e le sempre più pressanti esigenze di tutela di valori di ordine sociale è di complessa realizzazione.
Il percorso comune dell’Unione va indirizzato verso l’obiettivo di creare uno spazio economico e sociale che dia uguali opportunità a tutti i cittadini e garantisca, attraverso l’integrazione, il superamento degli squilibri e dei disallineamenti territoriali e sociali.
La Corte dei conti ha un ruolo di tutela dell’erario e dell’intera comunità, contribuendo a rassicurare che l’azione amministrativa si svolga nell’interesse di quest’ultima, rafforzando in tal modo la fiducia nelle istituzioni e un più alto senso di appartenenza alla collettività.
Ed è proprio dalla necessità di consolidare il senso di appartenenza all’Unione europea che bisogna partire per intraprendere un cammino di valorizzazione dell’armonia tra identità diverse.
A tal proposito, vorrei citare alcuni concetti espressi dal Santo Padre in occasione di una visita al Parlamento europeo: “ogni unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono”.
L’Europa è un insieme di Paesi con la propria storia, cultura, lingua, religione e identità; uniti sì, ma senza perdere la propria connotazione, così come ricorda il motto scelto dall’Unione europea nel 2000 tra i tanti suggerimenti inviati dagli studenti dei Paesi membri: “unità nella diversità”, ossia in varietate concordia.
Queste parole sono espressione del bisogno di armonia e di unione che ci ha indotti a organizzare l’odierno incontro.
Per rafforzare il dialogo tra gli Stati membri è necessaria la piena coscienza della propria identità, che va riconosciuta ed espressa liberamente, ponendola al servizio di tutti gli altri Paesi.
In effetti, gli elementi di novità introdotti da culture diverse non possono che arricchire il percorso comune verso un’Europa davvero unita. In tal modo diverse culture, tradizioni e lingue costituiscono una ricchezza per tutti i cittadini europei.
Forte è l’esigenza di riscoprire quei valori che, pur appartenendo alle diverse identità, vanno armonizzati nella comune cultura europea.
Riscoprire questi valori adeguandoli alla realtà attuale è la sfida che attende le nuove generazioni che in Europa sono cresciute e si sono formate, integrandosi gradualmente e aprendosi al confronto con l’esperienza europea e internazionale.
Anche le memorie archiviate in questo antico palazzo possono offrirci lo spunto per guardare ai principi alla base della nostra Carta costituzionale, in cui risiedono i valori fondanti dei rapporti sociali della nostra comunità, riconoscibili soprattutto nel rispetto della dignità della persona e nella coesione sociale.
L’attuazione di tali principi può dar vita a quella identità culturale di sintesi che costituisce il cuore dell’Unione europea.
A tal proposito mi piace ricordare il pensiero espresso dal Prof. Flick in una sua recente pubblicazione: “Solo tenendo sempre vive le proprie radici sarà possibile riconoscere le ragioni degli altri e rispettare tutte le memorie. Bisogna guardare al futuro, ben sapendo da dove si viene”.
Infatti, rispettare il bagaglio culturale di tutti i popoli e riconoscerne l’essenza consente di camminare insieme nel rispetto sia della cultura di ciascuno sia del pluralismo che, senza negare la storia degli altri Paesi europei, stimola alla serena convivenza.
L’identità di un Paese è un valore che deriva dalla condivisione delle diverse memorie, ossia dall’incontro tra patrimoni culturali, che arricchisce la storia nel suo continuo divenire.
Il graduale processo di integrazione fra i popoli e le istituzioni è l’effetto di un necessario “compromesso” tra le diverse convinzioni.
La condivisione e la pacificazione sono elementi fondanti per garantire a tutti di riuscire a riconoscersi in un ideale comune.
Come Sua Eminenza ha spesso ricordato, le diverse sensibilità faticano a dialogare e a comprendersi senza pregiudizi, quando le memorie del passato non sono del tutto condivise.
Uno dei punti fermi delle politiche e delle strategie da perseguire dovrebbe, in conclusione, essere l’educazione finalizzata alla coesione sociale e al pieno esercizio dei diritti e doveri della cittadinanza, non solo ai fini dello sviluppo economico.
Ritengo che investire nell’istruzione delle future generazioni sia indispensabile per formare una solida Unione europea.
I nostri giovani, infatti, crescono e si formano nella cultura europeista. I viaggi e le esperienze di studio e di lavoro li proiettano con rapidità nella realtà europea e li portano a instaurare rapporti e a intraprendere attività nella dimensione europea. Tutto questo accresce inevitabilmente il naturale sentimento di appartenenza all’Unione.
A questo rinnovato spirito tende anche la Corte dei conti, protesa alla apertura verso l’esperienza europea e internazionale.

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