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Intervista del Presidente al TG2 del 22 luglio 2019

1.    Presidente, lei ha ricordato nella sua relazione sul rendiconto generale dello stato che il bilancio statale è un bene che appartiene a tutti, ed è un dovere morale delle istituzioni tutelarlo

Prima ancora che giuridico, è un obbligo morale assicurare che il bilancio dello Stato sia in ordine e rappresenti effettivamente l’equilibrio finanziario del Paese.
Se vogliamo è un po’ come avviene nelle famiglie: a un certo punto il buon Padre di famiglia rappresenta la situazione economica della sua comunità e indica i confini entro cui muoversi.
Il bilancio, in effetti, è considerato come “bene pubblico”, perché permette, grazie alla certezza e trasparenza delle sue informazioni, di verificare che le scelte gestionali operate dagli amministratori delle risorse pubbliche, siano in linea con gli impegni assunti nei confronti dei cittadini.
In tal modo si rivela uno strumento che assicura il rispetto della rappresentanza democratica e risponde al diritto dei cittadini di essere informati e aggiornati costantemente.
La Corte dei conti è un’Istituzione di garanzia e, come tale, deputata ad assicurare e verificare che ciò avvenga, ovvero a richiamare e segnalare al Parlamento tutti i casi in cui non avviene, o che ci sia il reale rischio che ciò non avvenga.
La Corte dei conti certifica la regolarità dei conti dello Stato con un atto solenne, la parificazione del Rendiconto Generale dello Stato.


2.    Sempre nella relazione ha espresso la necessità di una riforma fiscale, ma non in deficit. alleggerire il peso delle tasse può essere determinante per rimettere in moto l’economia?

Nessuna persona di buon senso ritiene che pagare le tasse in maniera proporzionale e progressiva rispetto al proprio reddito sia una cosa ingiusta.
La riforma fiscale è necessaria e deve tenere conto dell’equilibrio dell’intero sistema, sia nell’ambito delle famiglie, che devono poter aumentare la capacità di spesa, che delle imprese, che devono poter investire e concorrere alla ripresa.
Ridurre le tasse, che pur sono una leva di politica economica di notevole impatto, aumentando il deficit può rivelarsi un rimedio peggiore dell’effetto sperato.
Quando non esisteva l’euro e un sistema economico europeo rafforzato, queste iniziative potevano avere un senso, ma oggi in un sistema così interconnesso, si possono correre rischi davvero pericolosi.
In sintesi, le tasse si riducono se poi non si è costretti a far scattare clausole compensative con manovre “lacrime e sangue”.


3.    La Corte ha espresso forte preoccupazione per l’alto debito che colpisce soprattutto le generazioni future. a maggio c’è stata un’inversione di tendenza con un calo di quasi 9 miliardi rispetto ad aprile, può essere un segnale? Cosa bisogna continuare a fare?

Guardi, ciascuno di noi che ha responsabilità istituzionali ha il dovere morale, ogniqualvolta assume un’iniziativa propria della funzione che svolge, di aver presente i giovani che sono il pilastro del futuro di ogni società.
Come si può vivere sereni sapendo che ogni bambino, appena nasce, e senza averlo potuto decidere, è onerato di un debito contratto da altri?
L’azione del Governo di ridurre il debito è sicuramente apprezzabile e va osservata nel corso del tempo, anche per alimentare la fiducia dei cittadini nella sua sostenibilità.
Occorre proseguire riducendo effettivamente le spese attraverso un’azione non sporadica, ma sistematica.
Laddove vi sono migliaia di centri di spesa che operano producendo costo e non risparmio, lì occorre incidere.
Inoltre, è necessario che i piani finanziari dei Comuni continuino a essere sottoposti al controllo di questo Istituto, per assicurare il coordinamento della finanza pubblica che la Corte svolge istituzionalmente.


4.    L’alto livello di evasione fiscale è un’altra nota dolente del nostro Paese, gli strumenti per combatterla sono sempre più sofisticati, ma gli evasori sono ancora tanti...

L’evasione fiscale, oltre a essere un reato, è un comportamento immorale.
Naturalmente lo Stato deve, una volta per tutte, come la Corte ha più volte sottolineato, potenziare e far funzionare gli strumenti a disposizione per il recupero dell’evasione - e ora sono davvero tanti – per riordinare il sistema impositivo, ma soprattutto per dissuadere gli evasori, che non devono pensare di poterla fare franca.
Infatti, oggi troppo spesso una parte dei contribuenti interpreta tali strumenti in chiave meramente esortativa e non come violazione delle regole.
Occorre riuscire a modificare la condotta di quella parte di contribuenti evasori, soprattutto nei settori dove più si concentrano le irregolarità, come l’IVA e l’imposizione sul reddito.
A tal fine occorre rafforzare l’articolata e coordinata strategia di impiego dei diversi strumenti, anche tecnologici, a disposizione dell’amministrazione finanziaria, come la fatturazione elettronica e la tracciabilità dei pagamenti.
Grazie a tale coordinamento sarà anche possibile innalzare significativamente il livello dell’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali.
La progressiva riduzione dell’evasione fiscale può costituire una grande opportunità, poiché mette a disposizione della finanza pubblica nuove e ingenti risorse tali da consentire l’auspicata riduzione delle aliquote fiscali e, attraverso di essa, contribuire in modo determinante al rilancio dei consumi, alla crescita dell’occupazione e allo sviluppo complessivo del sistema economico.
Lo Stato deve essere fermo nel richiedere il pagamento del tributo, ma anche efficiente nel pagamento dei suoi debiti.


5.    Presidente, in questi giorni è di forte attualità la volontà del governo di riportare ALITALIA nell’azionariato pubblico. Qual è la sua opinione?

Si tratta certamente di una scelta squisitamente politica sulla quale non posso esprimermi.
Tuttavia, se ciò dovesse avvenire, la Corte svolgerà, come fa dal 1958 attraverso la propria Sezione centrale di controllo sugli Enti, il controllo anche sulla gestione economico-finanziaria di Alitalia.
Questo avviene anche mediante la presenza dei magistrati contabili ai lavori dei CdA degli Enti controllati.
Anch’io, come i miei predecessori, svolgo questa funzione di alta responsabilità, sul cui esito la Corte riferisce al Parlamento.