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Biblioteca Angelica 
Piazza di S. Agostino, 8 - 00186 Roma 
19 giugno 2019 

Saluto istituzionale 

Angelo Buscema 
Presidente della Corte dei conti 

Saluto cordialmente tutti i presenti a nome mio e della Corte dei conti. 
Desidero ringraziare gli organizzatori di questo evento che consente agli esponenti del governo, del mondo accademico e delle imprese e agli operatori del settore un utile confronto, arricchito dai tavoli di approfondimento e dalla discussione finale con i giornalisti chiamati a intervenire. 
Mi compiaccio per la felice scelta di ambientare lo scambio di esperienze sul tema delle prospettive future della dirigenza pubblica in questo tempio di cultura, che per primo in Europa ha offerto al pubblico la possibilità di fruire degli innumerevoli testi in esso custoditi. 
Sono lieto di poter condividere con voi alcune riflessioni su una tematica che sta molto a cuore alla Corte, considerato il prezioso ruolo della dirigenza nell’attuale processo evolutivo dell’amministrazione pubblica. 
La riforma della dirigenza pubblica si inserisce nell’opera di modernizzazione e razionalizzazione organica della pubblica amministrazione, che richiede la ridefinizione dei compiti, delle procedure e del disegno organizzativo complessivo dell’apparato pubblico, in termini di innovazione e di semplificazione. 
Ciò in risposta alla necessità di incentivare l’efficienza della pubblica amministrazione unitamente alla capacità di incrementare la qualità dei servizi erogati e di ricompensare la fiducia in essa riposta dalle comunità. 

Nell’assicurare l’imparzialità, il buon andamento dell’amministrazione e il soddisfacimento degli interessi generali della collettività, il dirigente svolge una funzione di rilievo costituzionale, che mira a garantire, nel rispetto della legalità e dell’etica professionale, la corretta attuazione dell’indirizzo politico attraverso il raggiungimento degli obiettivi assegnati. 
In sostanza, i dirigenti costituiscono la spina dorsale che tiene dritta la pubblica amministrazione. 
È un ruolo complesso quello della dirigenza, svolto rispettando un delicato equilibrio nella continua interlocuzione con gli organi di governo che dettano le linee di indirizzo e fissano gli obiettivi. 
Il legislatore ha tracciato una linea di demarcazione tra l’ambito politico e quello dirigenziale, limitando alla fase di indirizzo l’intervento della politica, mentre il dirigente, nell’esercizio dei propri compiti, è chiamato ad effettuare le scelte necessarie per lo svolgimento dell’attività gestionale. 

Il suo ruolo strategico, funzionale rispetto alle direttive della classe politica, è stato nel tempo valorizzato dal legislatore che ne ha delineato gli ambiti di autonomia e i relativi poteri, dando rilievo al profilo dell’efficienza, della qualità e della trasparenza. 
Al dirigente dovrebbero essere riconosciuti margini di discrezionalità in piena autonomia per l’adozione dei singoli provvedimenti e per la gestione delle risorse umane, materiali e finanziarie assegnate dall’organo di indirizzo politico, con il quale vengono condivisi gli obiettivi. 
Le decisioni del dirigente, “nume tutelare” dell’apparato dell’organizzazione amministrativa, devono essere sempre orientate al raggiungimento del risultato finale che tenga conto dell’intera attività svolta. 

L’azione amministrativa è affiancata su tutto il territorio dalla Corte dei conti che incoraggia, soprattutto a seguito della riforma dei controlli di cui alla legge 20 del 1994, la corretta ed effettiva applicazione della responsabilità dirigenziale per risultati, al fine del reale miglioramento delle prestazioni e dei servizi offerti alle persone e alle imprese. 
Tale affiancamento risponde alle sollecitazioni che provengono sempre più numerose dalle stesse amministrazioni controllate, al fine di favorire il corretto raggiungimento dei risultati in linea con gli obiettivi assegnati. 
Il principio della concomitanza consente pronunce tempestive circa le irregolarità gestionali, le deviazioni da obiettivi, procedure e tempi di attuazione degli interventi, in modo da permettere alle amministrazioni interessate di rimuovere con sollecitudine le criticità presenti e adottare le necessarie misure correttive, realizzando in tal modo una più efficace ed efficiente utilizzazione delle risorse stanziate. 
La Corte dei conti, nel verificare la regolarità dell’azione amministrativa svolge anche una valutazione complessiva della coerenza del modello organizzativo adottato e delle scelte amministrative compiute dai dirigenti, con riferimento ai risultati ottenuti in termini di ragionevolezza e congruità dei mezzi impiegati e dei costi sostenuti, confrontati con gli obiettivi programmatici originariamente fissati. 
Ne consegue la particolare attenzione non solo all’adozione di adeguati indicatori di risultato degli interventi, ma anche alla valutazione delle politiche pubbliche sotto i profili delle eventuali criticità e della comparabilità. 
Alla luce delle recenti evoluzioni normative è lecito chiedersi come debba adeguarsi il ruolo della dirigenza, sottolineando la centralità dei criteri di reclutamento, del riconoscimento del merito e della formazione continua. 
Nello svolgimento di tale delicato compito è necessario innanzitutto rafforzare la dirigenza con un adeguato percorso formativo, che possa potenziare le capacità professionali e completare le peculiari caratteristiche attitudinali rispetto alle esigenze provenienti dalle Amministrazioni. 
Oggi al dirigente si richiede una professionalità sempre maggiore, arricchita da conoscenze tecniche in grado di interloquire, come ad esempio nel settore delle opere pubbliche, con imprese e stazioni appaltanti. 
Tali riflessioni andrebbero considerate anche in occasione delle procedure di selezione intese a reclutare professionalità adeguate con concorso pubblico, tenendo conto della specificità tecnica degli incarichi da ricoprire, per garantire un più equilibrato rapporto fra competenze di tipo manageriale e conoscenze specifiche. 
A tal fine, la Corte ha più volte auspicato interventi normativi preceduti da una preliminare attività di ricognizione degli assetti organizzativi, volta ad evidenziare il numero e i compiti degli uffici di livello dirigenziale. 
Occorre un adeguato programma di formazione tecnica, giuridica e organizzativa tale da porre la dirigenza in condizione di essere il motore del cambiamento dell’agire dell’amministrazione, promuovendo l’uso delle tecnologie informatiche. 

L’attività del dirigente deve essere supportata dall’uso della tecnologia digitale delle procedure amministrative che costituisce una grandissima opportunità da rafforzare adeguatamente, incidendo sulla stessa organizzazione della vita amministrativa. 
Infatti, l’adozione di procedure amministrative telematiche uniformi sul territorio potrebbe consentire una riduzione dei costi per i cittadini e per le imprese, eliminando incertezze applicative e facilitando la fruizione dei servizi resi. 
La dematerializzazione si pone, dunque, come uno strumento di innovazione che deve accompagnare la rivisitazione dei processi decisionali a beneficio dei canoni dell’efficienza, della chiarezza e della imparzialità dell’azione pubblica, della tempestività, della trasparenza, contrastando indirettamente gli sprechi e la stessa corruzione, oltre a consentire una più agevole individuazione dei responsabili. 

Il dirigente, così come delineato nel progetto di riforma dell’assetto ordinamentale tuttora in svolgimento, oltre a possedere i valori fondamentali di integrità, affidabilità, coraggio di realizzare gli obiettivi, capacità decisionale e creatività, dovrebbe avere una sempre più accresciuta competenza professionale al passo con le trasformazioni sociali e in particolare con gli strumenti che la tecnologia digitale gli porrà a disposizione. 
Ciò nella prospettiva di migliorare le prestazioni e i servizi richiesti dalla collettività.