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Ufficio Stampa - Comunicato stampa n. 65 del 19/11/2020

“Il bilancio di esercizio si è chiuso con un risultato netto di 4,79 miliardi di euro, in aumento del 38,7% (+1,33 miliardi di euro) rispetto al risultato dell’esercizio precedente per effetto essenzialmente della variazione positiva dei proventi da partecipazioni e dei ricavi delle vendite e dei servizi; il patrimonio netto si è attestato a 29,58 miliardi di euro, in aumento del 5,9% rispetto al corrispondente dato del 2018 per la suddetta variazione positiva e la distribuzione dei dividendi”.

Sono alcuni tra i dati finanziari riportati nella Relazione sulla gestione finanziaria 2019 di ENEL S.p.A. approvata dalla Sezione controllo enti della Corte dei conti con determinazione n. 105/2020.

“Il bilancio consolidato - si legge nella relazione - si è chiuso con un risultato netto complessivo di 3,47 miliardi di euro (di cui 2,17 miliardi di euro di pertinenza del Gruppo e 1,30 miliardi di euro di pertinenza di terzi) a fronte dei 6,35 miliardi di euro (-45,3%) del 2018, in dipendenza soprattutto della diminuzione dell’utile di esercizio del Gruppo per l’incremento, tra i costi, della voce ammortamenti e perdite di valore; il patrimonio netto del Gruppo si è attestato a 30,37 miliardi di euro, in flessione (-4,2%) rispetto al 2018 per effetto del mutamento del perimetro di consolidamento”.

L’indebitamento finanziario netto del Gruppo ENEL si è attestato, alla fine dell’esercizio, a 45,17 miliardi di euro, in aumento rispetto all’esercizio precedente (41,08 miliardi di euro), principalmente per l’aumento dei prestiti obbligazionari e dei debiti verso altri finanziatori solo parzialmente compensato dalla variazione della cassa e dei crediti finanziari.

Sostanzialmente dimezzato, rispetto al precedente esercizio, il costo delle consulenze assegnate nel 2019.

La Corte evidenzia, inoltre, che la partecipazione del Ministero dell’economia e delle finanze è pari al 23,585% del capitale sociale di Enel S.p.A. La società annovera, poi, un elevato numero di azionisti, con una proprietà diffusa (il c.d. “flottante” ) che ammonta al 76,4% circa in capo al mercato (investitori istituzionali, italiani ed esteri, nonché circa 700.000 risparmiatori individuali, i quali possiedono una quota complessiva pari al 16,1% circa del capitale).

Corte dei conti
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