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Ufficio Stampa - Comunicato stampa n. 43 del 30/07/2020

“La semplificazione del regime dei saldi di finanza pubblica e il passaggio ai nuovi obiettivi del pareggio di bilancio hanno prodotto un miglioramento dei saldi di competenza delle Regioni che, nel triennio 2016-2018, hanno rispettato gli obiettivi di finanza pubblica. Tuttavia, il risultato di amministrazione sostanziale risulta nel complesso in disavanzo”.

È quanto emerge dall’indagine della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti che ha approvato, con delibera n. 14/2020, la “Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni/Province autonome” , riferita al triennio 2016-2018 con analisi estese al 2019.

Il documento mette in luce lo stato della finanza regionale e i risultati complessivi, provenienti dall’esame dei rendiconti finanziari riversati nella banca dati delle amministrazioni pubbliche della Ragioneria generale dello Stato, sono conformi alle attese per l’insieme delle Regioni ordinarie con riferimento al triennio 2016-2018.

Nel periodo di osservazione l’equilibrio di bilancio finale (somma algebrica degli equilibri correnti e di conto capitale) mostra nel complesso un andamento altalenante e nel 2018 si attesta a un valore positivo inferiore a quello iniziale del triennio. Nel 2017 solo 2 Regioni riportano un valore negativo, mentre aumentano a 4 nel 2018. Considerando le quote vincolate, destinate e accantonate del risultato di amministrazione (di cui la parte preminente è costituita dal fondo anticipazioni di liquidità), si perviene ad un disavanzo sostanziale di rilevante entità.

La spesa delle Regioni è prevalentemente costituita dalla componente sanitaria che, in quelle ordinarie, raggiunge il 60% di quella complessiva (75% della parte corrente) e viene erogata prevalentemente per mezzo di trasferimenti alle aziende. L’incidenza della spesa non sanitaria è più elevata nelle Regioni a statuto speciale che hanno un più vasto ambito di funzioni assegnate. Nel complesso la spesa al netto della componente sanitaria dimostra un andamento in calo e si distribuisce, in ordine di grandezza, tra contabilità speciali, servizi istituzionali, trasporti, relazioni con le autonomie locali e tutela ambientale.

La capacità di programmazione per la parte in conto capitale è poco accurata con scostamento prossimo al 50% tra programmato e realizzato. Dai movimenti del fondo pluriennale vincolato si rileva che non poche Regioni, pur impegnando quote rilevanti delle risorse stanziate, non riescono a concludere le procedure di spesa e ne deriva una mole rilevante di residui di competenza. Tuttavia, a livello generale, si osserva per la gestione di parte corrente una minore formazione di residui dalla competenza che diventano una componente minoritaria nella complessiva gestione dei residui.

Dall’analisi non emergono segnali di ripresa nella dinamica della spesa per gli investimenti che continua a mostrare un andamento decrescente. Nella distribuzione territoriale della spesa si notano valori decisamente più elevati nelle Regioni a statuto speciale.

La spesa sanitaria è concentrata nella parte corrente del bilancio con più elevati livelli di incidenza nelle Regioni a statuto ordinario, ove supera l’84% di quella complessiva, rispetto a quelle a statuto speciale, in cui incide per oltre il 48%. Nel 2018 la spesa sanitaria corrente raggiunge i 119,7 miliardi, di poco superiore al livello del 2017, con un incremento del 2,48% rispetto al 2016. La spesa in conto capitale, invece, presenta un diffuso e generalizzato andamento decrescente nel triennio.

Il nuovo debito delle Regioni segna il passo (-1,4%, con differenze sul territorio) e ciò può essere messo in relazione con la staticità della spesa in conto capitale. La Corte ha osservato alcune discordanze nella imputazione dei debiti di finanziamento sullo stato patrimoniale e suggerisce l’aggiornamento del principio contabile concernente la contabilità economico-patrimoniale.

Corte dei conti
Ufficio stampa

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