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Sezione giurisdizionale di Appello per la regione siciliana 27/08/2021
Nel riformare la sentenza di primo grado, si è affermata la insussistenza della responsabilità per colpa grave del direttore generale di una azienda sanitaria provinciale per il danno erariale cagionato all'ente in conseguenza di una deliberazione, avente ad oggetto la liquidazione di un risarcimento del danno per malpractice medica, che veniva adottata dal medesimo direttore generale su proposta -quale responsabile del procedimento- del dirigente del servizio legale in un una materia rientrante nell’esclusiva competenza di detto ufficio e su una questione routinaria; in particolare, con la deliberazione in questione l’ente aveva liquidato agli eredi di una paziente deceduta per malpractice medica il danno derivante dalla sentenza, divenuta definitiva, della Corte di appello senza tenere conto di quanto già agli stessi era stato corrisposto, per lo stesso titolo, a seguito della sentenza del Tribunale, poi riformata in melius a favore dei suddetti eredi proprio dai giudici di seconde cure.
La Sezione di Appello, richiamando un’interpretazione giurisprudenziale ormai univoca, tenuto conto peraltro della complessità delle materie di competenza del direttore generale, ha puntualizzato che “per la sussistenza del requisito soggettivo della colpa grave non è sufficiente la mera violazione di una norma di legge o regolamentare, essendo necessario che dalle circostanze concrete in cui hanno operato i dipendenti o gli amministratori sia desumibile un quid pluris , consistente in un accentuato grado di disinteresse, di insensibilità e di noncuranza nei riguardi degli obblighi di servizio e delle elementari regole di prudenza; in altre parole, la colpa grave postula sempre un comportamento non solo in contrasto con la norma, ma anche connotato da palese disprezzo della stessa e da profonda imprudenza, talché l’evento dannoso, sebbene non voluto, possa dirsi facilmente prevedibile nel suo verificarsi, secondo un giudizio di prognosi postuma formulato ex ante ”.
E’ stata invece affermata la responsabilità per colpa grave del dirigente del servizio legale, che, nell’ambito delle materie di esclusiva competenza del suo ufficio, nell’elaborazione della proposta di liquidazione del risarcimento del danno, non ha considerato gli importi già percepiti dagli aventi diritto; la quantificazione degli importi, infatti, costituisce un’attività routinaria propria del responsabile del procedimento, la cui responsabilità non può essere traslata integralmente su altri dipendenti che abbiano collaborato all’istruttoria. Il Collegio ha altresì affermato che, nell’ipotesi di errata liquidazione di risarcimento del danno in favore di terzi, il danno erariale presenta i caratteri della certezza e dell’attualità, poiché l’indebito esborso comporta un immediato depauperamento del patrimonio aziendale, mentre l’eventuale risultato positivo delle azioni di recupero dell’indebito intraprese dall’ente nei confronti dei percettori delle somme indebite potrà rilevare solo in fase esecutiva, poiché l’amministrazione danneggiata non può ottenere alcun tipo di locupletazione.
(Nel caso di specie il Direttore generale dell’ASP aveva adottato la deliberazione di liquidazione del risarcimento per malpractice medica in favore dei congiunti della paziente sulla base della proposta del Direttore del servizio legale che, in esecuzione di una sentenza della Corte d’Appello, quantificava in modo errato e in eccesso gli importi da corrispondere a titolo di risarcimento, senza tener conto delle somme già versate dall’ASP in esecuzione della sentenza di primo grado e di quelle direttamente corrisposte dal medico responsabile del danno. Il carattere routinario della quantificazione, l’esclusività della competenza dell’ufficio legale e la complessità delle materie demandate al direttore generale hanno indotto il Collegio ad escludere la responsabilità di quest’ultimo. Per contro, è stata affermata la responsabilità del dirigente del servizio legale che, pur essendosi avvalso dei dipendenti del suo ufficio per l’espletamento di alcune fasi dell’istruttoria, aveva comunque assunto la funzione di responsabile del procedimento ed era a conoscenza delle questioni relative allo svolgimento del contenzioso nei diversi gradi di giudizio. Il Collegio ha chiarito che, pur tenendo conto delle quote attribuibili ai funzionari non chiamati in giudizio, la posta di danno erariale riferibile al dirigente del servizio legale non poteva beneficiare dell’esercizio del potere riduttivo in considerazione del notevole scostamento tra la condotta tenuta dal medesimo dirigente e quella esigibile nel caso concreto, che non appariva complesso).

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