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Comunicato stampa del 12 luglio 2017 - Sezione delle autonomie

Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni – Esercizio 2015

La relazione esamina gli andamenti finanziari del comparto Regioni-Province autonome per l'esercizio 2015, con raffronti per il periodo 2012-2015 e riferimenti, per alcune tematiche, ai risultati gestionali dell’esercizio 2016.
Dall’analisi condotta sulla evoluzione dei vincoli di finanza pubblica previsti per gli anni 2015-2017 emergono segnali di cambiamento, all’interno di un quadro di sostanziale continuità con il passato: rispetto al patto di stabilità interno, il regime dei saldi in pareggio ha vincolato la quasi totalità della spesa corrente e una quota ancor più consistente della spesa in conto capitale. Le molteplici forme agevolative riconosciute alle Regioni, per venire incontro alle loro difficoltà, hanno consentito il rispetto degli obiettivi stabiliti per il 2015 e il 2016 pur con talune criticità.
Con riferimento agli equilibri di bilancio, si rileva che il saldo complessivo del quadriennio evidenzia un deficit di -15,9 miliardi; il saldo complessivo della gestione di competenza nell’annualità 2015, invece, è positivo per 1,47 miliardi. La gestione di cassa nel 2015 è in avanzo per 1,2 miliardi, mentre nel quadriennio registra un disavanzo complessivo di -465 milioni.
Per le entrate regionali si assiste, nel 2015 rispetto al 2012, ad un recupero soprattutto per le Regioni a statuto speciale (RSS), in crescita del 21,4%, a fronte di un incremento delle entrate delle Regioni a statuto ordinario (RSO) pari all’1,8%. Apprezzabili gli effetti del riaccertamento straordinario dei residui sulle 13 Regioni che hanno partecipato alle relative operazioni: la massa dei residui attivi risulta ridimensionata di circa 24,3 miliardi (-24,2%). Di dimensioni ancora ragguardevoli il fenomeno dei cd. “mutui a pareggio” che ha prodotto in alcune Regioni l’abnorme aumento del disavanzo finanziario sostanziale per effetto di investimenti realizzati con coperture puramente contabili e risorse destinate ad altre finalità.
L’analisi dell’andamento della spesa nel quadriennio 2012–2015 mostra, dal lato degli impegni, una crescita della spesa regionale (+2,93%) riferita ai primi tre Titoli. Con riferimento alla spesa in conto capitale, gli impegni diminuiscono nelle RSO (-12,27%), con particolare riferimento alle aree Nord e Centro, mentre risultano in crescita al Sud (+58,25%) e nelle RSS (+11,28%). La spesa corrente appare sostanzialmente stabile nelle RSO (-0,81%) e in aumento nelle RSS (+7,17%).
Con riferimento alla gestione del bilancio nel 2015 emerge, tra l’altro, che i residui finali, a livello globale (65 miliardi), diminuiscono rispetto a quelli accertati ad inizio esercizio 2015 (71,3 miliardi). Allo stesso tempo, risulta che, dei 65 miliardi finali, quasi 35 derivano dall’esercizio di competenza, di cui circa la metà è prodotto da Regioni da tempo armonizzate.
Il debito a lungo termine con oneri a totale carico delle Regioni aumenta nell’esercizio 2015, passando da 63,70 miliardi nel 2014 a 66,13 miliardi nel 2015, di cui 55,44 miliardi per le RSO e 10,68 miliardi per le RSS. L’indebitamento pro capite medio nel 2015 è pari a 1.088 euro, in aumento di 313 euro rispetto al 2012.
Il debito a breve verso i fornitori tra il 2013 e il 2015 mostra un incremento del 41,67%. 
In conseguenza delle significative carenze informative in ordine al patrimonio immobiliare regionale esistente e di quello censito, tutte le Regioni che ne avevano la facoltà hanno rinviato al 2016 l’adozione della contabilità economico-patrimoniale, la cui tenuta sarebbe di fondamentale importanza al fine di garantire la loro stabilità economica. I valori patrimoniali del comparto nel 2015 evidenziano un diffuso ridimensionamento rispetto al 2014 da imputare, principalmente, alle operazioni di riaccertamento straordinario dei residui effettuate in 13 Regioni.
Nel settore sanitario permane il ritardo nella definizione del riparto del finanziamento del fondo sanitario nazionale. 
Prosegue il percorso di riduzione dei disavanzi: da -6 miliardi nel 2006 a -1 miliardo nel 2015. Anche il debito verso i fornitori continua a decrescere, da 34,2 miliardi del 2012 a 22,9 miliardi del 2015.
Dal monitoraggio dell’AIFA emerge che nel 2015 la spesa farmaceutica complessiva ha toccato i 18 miliardi (+1 miliardo rispetto al 2014), sforando nuovamente il tetto di spesa previsto. L’e ccedenza è imputabile essenzialmente alla farmaceutica ospedaliera. Nei primi dieci mesi del 2016 già si è rilevata una spesa superiore a quella programmata.
Pur con varie criticità e differenziazioni tra aree geografiche per la quantità e qualità dei servizi erogati, al confronto con altri Paesi europei, il Servizio sanitario italiano conferma livelli di adeguatezza di assistenza sanitaria.


Corte dei conti
Ufficio stampa