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Comunicato stampa dell'11 luglio 2017 - Sezione centrale del controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato

Il contenzioso dinanzi alle Commissioni tributarie. Effetti sulle entrate. Anni 2011-2016.

1. La relazione analizza il flusso delle controversie pervenute, definite e pendenti al 31 dicembre 2016. Le liti pendenti (nel 2016 n. 469.048)   registrano una riduzione dell’1 1,64 per cento rispetto al 2015. Il risultato positivo è l’effetto soprattutto della riduzione del volume del nuovo contenzioso, che registra nel 2016 una flessione del 9,8 per cento, oltre all’i ncidenza deflativa della mediazione. Di particolare interesse è l’analisi per valore economico: nel 2016, il 67,21 per cento dei ricorsi/appelli pervenuti corrisponde soltanto al 2,10 per cento del valore complessivo delle liti, mentre l’1,79 per cento delle liti copre ben il 73,09 dell’intero valore (il 45,66 per cento dei ricorsi pendenti innanzi alle commissioni tributarie provinciali ha un valore inferiore ai 2.000 euro).
2. Con riferimento alla tipologia degli atti impugnati e alla loro distribuzione territoriale emerge che, a livello nazionale, il flusso dei ricorsi conseguenti ad accertamenti costituisce, negli anni considerati, una quota inferiore alla metà del totale, per ridursi ulteriormente nel 2016 quando rappresenta circa il 38.37 per cento, flessione probabilmente riconducibile anche alla riduzione del numero degli accertamenti nell’ultimo biennio. Anomalo appare il numero dei ricorsi avverso gli atti di liquidazione e riscossione che, a livello nazionale, costituisce mediamente oltre 1/3 del totale e, nel 2016, rappresenta addirittura il 49,05 del totale. A livello regionale emerge un singolare apporto al contenzioso da liquidazione e riscossione di alcune regioni (la Sicilia, la Campania, il Lazio e la Calabria), tenuto conto del relativo peso demografico di tali regioni rispetto ad altre (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna).
3. Altro profilo di rilievo è costituito dai volumi della riscossione correlati al contenzioso, che registrano un progressivo incremento, attestandosi nel 2016 a 2.010 milioni (+5,18 per cento rispetto al 2015). Il miglior risultato è da ascrivere esclusivamente ad un incremento delle riscossioni da versamenti diretti (+19,63 per cento rispetto al 2015). Decrescenti, invece, le riscossioni da ruolo, con una flessione nel 2016 del 9,61 per cento rispetto al 2015. Positivo il risultato complessivo del riscosso correlato alla mediazione tributaria e alla conciliazione giudiziale, che cresce del 14,53 rispetto al 2015.
4. Il contenzioso tributario viene poi inquadrato all’interno dei complessivi esiti degli atti impositivi: una significativa percentuale, il 20 per cento, della maggiore imposta accertata è definita con strumenti deflativi, con la conciliazione giudiziale e con la voluntary disclosure (il 17,36 al netto della voluntary disclosure); il 31,47 per cento è oggetto di impugnativa e ben il 48,52 è collegato ad atti per i quali il contribuente non ha utilizzato gli istituti definitori, né ha proposto ricorso, né ha pagato, se non in percentuale irrisoria (è recuperato soltanto lo 0,06 per cento con versamenti diretti e per lo 0,33 per cento con la riscossione da ruolo. Sono dati che destano preoccupazione: quasi la metà degli accertamenti sostanziali (oltre il 48 per cento) non ha effetti positivi per l’erario e si traduce in costi gestionali improduttivi e future quote inesigibili.
5. Viene misurata la vetustà dei ricorsi/appelli, gli esiti del contenzioso, la produttività dei giudici e i costi del sistema di giustizia tributaria.
6. In relazione alle problematiche rilevate, la Corte ha formulato raccomandazioni (cap. IV), segnalando, tra l’altro,  la necessità:
a) di intervenire in via preventiva per ridurre il numero degli inadempienti, in direzione di una crescita della tax compliance, anche con una reingegnerizzazione dei processi (come è accaduto per esempio con il pagamento del canone Rai), in linea con misure che hanno registrato ottimi risultati come lo split payment, recentemente opportunamente esteso (art. 1 del d.l. n. 50/2017).  Potrebbe prevedersi, ad esempio, per i soggetti Iva, un obbligo di pagamento tracciato con ritenute alla fonte (come è attualmente per le ristrutturazioni edilizie);
b) di elevare la qualità delle iscrizioni a ruolo, considerato che per quanto prevalenti le sentenze favorevoli all’amministrazione non è trascurabile la percentuale del sentenze in cui l’a mministrazione è totalmente o parzialmente soccombente, soprattutto nei giudizi infra 20.000 (38 per cento).
c)) va pure pienamente utilizzato l’istituto dell’autotutela (la mediazione non può essere un surrogato dell’autotutela).

Corte dei conti
Ufficio stampa