Informativa sui cookie

Il sito web della Corte dei conti utilizza i cookie per migliorare i servizi e per fini statistici. Proseguendo la navigazione si accetta di ricevere i cookie. Se non si desidera riceverli si possono modificare le impostazioni del browser, ma alcuni servizi potrebbero non funzionare correttamente.Informativa estesa sui cookieVisualizza l'informativa estesa sui cookie

Sito della Corte dei conti

Breadcrumb

Seguici su

Comunicato stampa dell'8 giugno 2017 – Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato

Relazione al Parlamento su “Il global service immobiliare nelle amministrazioni centrali dello Stato”

Il global service di manutenzione immobiliare (comunemente detto anche facility management-Fm) è il contratto di esternalizzazione con il quale un committente affida ad un assuntore, per un periodo di tempo definito, un sistema integrato di servizi per la conservazione in efficienza di beni immobiliari, con piena responsabilità da parte dell’assuntore circa i risultati convenuti con il committente. L’istituto del global service, pertanto, dovrebbe rappresentare un modello gestionale rispondente alle esigenze connesse ad una efficiente conduzione del patrimonio immobiliare delle pubbliche amministrazioni.

Le risultanze dell’indagine - che non ha riguardato profili di competenza di altre magistrature o autorità di controllo - consentono nondimeno di tracciare un quadro non omogeneo di situazioni all’interno dell’amministrazione statale, poiché, se i riscontri sono stati tendenzialmente positivi, non poche sono le risposte delle amministrazioni che riportano bassi livelli di soddisfazione, assenza di effettivi risparmi nei costi e nell’impiego di risorse umane. Non poche e non di piccola entità sono anche le occasioni in cui singoli uffici hanno abbandonato il modello del global service per ricorrere al Mepa, con il quale, non solo si conseguono comparativamente risparmi talvolta cospicui, specie per i servizi di pulizia e di igiene ambientale, ma si ottengono anche notevoli benefici in termini di duttilità dei servizi resi.

Dall’indagine è emersa, innanzitutto, la necessità di evitare possibili intese anticoncorrenziali, capaci di condizionare gli esiti delle gare per l’accesso alle convenzioni. A tale riguardo assume valore prioritario, come rilevato anche dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, la questione delle dimensioni dei lotti le quali ora risultano sproporzionate rispetto alle esigenze di massima concorrenzialità e irragionevolmente lesive dell’interesse della stessa amministrazione a favorire la più ampia partecipazione di operatori privati, al fine di conseguire i maggiori risparmi economici che solo un confronto competitivo ampio può assicurare.

Vengono in evidenza, quindi, nei riguardi del facility management, due profili principali di criticità: uno è quello della qualità dei servizi, l’altro quello della effettiva economicità.

Per quanto concerne il primo aspetto, un miglioramento della soddisfazione può essere perseguito soprattutto attraverso un efficientamento dei rapporti tra committente e assuntore nella fase gestionale del rapporto, valorizzando il ruolo del responsabile dei rapporti con il fornitore (supervisore); ruolo che, dall’analisi della documentazione pervenuta, appare invece essere lasciato in ombra, anche in considerazione della circostanza che le amministrazioni non dispongono o non dispongono più di personale tecnico dotato delle professionalità necessarie.

Per quanto concerne poi l’aspetto della economicità, occorre introdurre misure che stimolino la concorrenzialità tra le imprese partecipanti alle gare, dando spazio adeguato anche alle piccole e medie imprese, che, specie su ambiti territoriali circoscritti, possono offrire condizioni economiche vantaggiose.

 

Corte dei conti
Ufficio stampa