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Il controllo economico finanziario

Quali sono gli enti controllati dalla Corte dei conti?
Nell’esercizio della funzione di controllo sulla gestione finanziaria previsto dall’art. 100 della Costituzione e dalla legge 21 marzo 1958 n. 259, la Corte controlla:

  • gli enti che godono di contribuzione periodica a carico dello Stato;
  • gli enti che si finanziano con imposte, contributi, tasse che sono autorizzati ad imporre;
  • gli enti che godono di un apporto al patrimonio in capitale, servizi, beni ovvero mediante concessione di garanzia;
  • le società derivanti dalla trasformazione degli enti pubblici economici in società per azioni, fino a quando permanga la partecipazione maggioritaria dello Stato o degli altri pubblici poteri al capitale sociale (Corte costituzionale, sentenza 28 dicembre 1993 n. 466, resa in seguito a conflitto di attribuzioni sollevato dalla Corte dei conti).
 

Qual è lo scopo del controllo della Corte sugli enti sovvenzionati?
La Corte dei conti vigila affinché gli enti che gestiscono ingenti quote di risorse pubbliche, si attengano a parametri di legittimità ed improntino la loro gestione a criteri di efficacia ed economicità.

 

Come si svolge il controllo sugli enti?
La legge 21 marzo 1958 n. 259 ha previsto due modalità di controllo:

  • quello svolto direttamente dall’apposito ufficio della Corte dei conti (Sezione controllo enti);
  • quello svolto da una magistrato della Corte (art. 12) che partecipa alle sedute degli organi di amministrazione e revisione dell’ente.

In entrambi i casi il controllo, che è sia di legittimità che di merito, è concomitante, cioè si svolge nel corso della gestione dell’ente, e ha per oggetto l’intera gestione finanziaria e amministrativa dell’ente stesso.

La Corte, in caso di accertata irregolarità nella gestione di un ente, può in ogni momento formulare i propri rilievi al Ministro del tesoro e al Ministro competente (art. 8 legge 1958/259). 

 

Qual è l’esito del controllo?
Al termine di ogni esercizio finanziario la Corte dei conti adotta una pronuncia nella quale effettua le proprie valutazioni sulla gestione finanziaria dell’ente controllato. La relazione viene inviata al Parlamento per l’esercizio del suo controllo politico finanziario.

La relazione viene anche inviata all’ente controllato nonché ai Ministeri vigilanti per far loro adottare i provvedimenti necessari a rimuovere le eventuali irregolarità contabili, amministrative e gestionali riscontrate, nonché per migliorare la gestione.

 

Qual è la natura del procedimento di controllo sugli enti?
Il controllo sugli enti sovvenzionati differisce sia dal controllo di legittimità (preventivo o successivo) su atti, sia dal controllo sulla gestione, essendo partecipe dei caratteri sia dell'uno che dell’altro.

La Corte costituzionale italiana, ha ritenuto che la Corte dei conti nell’esercizio della funzione di controllo sugli enti, rappresentata dal Presidente della Corte dei conti, è potere dello Stato legittimato a sollevare conflitto di attribuzione con gli altri poteri dello Stato (Corte costituzionale, sentenza n. 457 del 23 dicembre 1999).

 

Cos’è il giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato?

Il giudizio di parificazione del rendiconto è il giudizio volto ad accertare la conformità dei risultati del rendiconto dello Stato alla legge di bilancio. Ai sensi dell’art. 39 del regio decreto 12 luglio 1934 n. 1214 la Corte dei conti a Sezioni riunite verifica il rendiconto generale dello Stato (inteso come conto del bilancio e conto del patrimonio) e ne confronta i risultati, tanto per le entrate quanto per le spese, con le leggi di bilancio.

 

In cosa consistono le valutazioni della Corte dei conti in sede di parificazione?

Nella sua funzione costituzionale di organo di verifica dei complessivi equilibri di finanza pubblica (artt. 100, 119, 81, 97) la Corte dei conti ha, nel tempo, ampliato le sue valutazioni in sede di parificazione tenendo conto della evoluzione legislativa della decisione di bilancio (esposizione dal Tesoro al Parlamento del fabbisogno di cassa del settore statale e del settore pubblico) includendo, perciò, nella relazione che accompagna il giudizio sul rendiconto i risultati della gestione finanziaria con riferimento all’intero settore pubblico.Le valutazioni della Corte dei conti sugli andamenti complessivi della gestione del settore pubblico sono anche volte a verificare il rispetto dei parametri comunitari (rispetto del patto di stabilità).

 

In cosa consiste il controllo della Corte dei conti sulla copertura finanziaria delle leggi di spesa?
La legge 5 agosto 1978 n. 468 (art. 11 ter) ha attribuito alla Corte dei conti un controllo di tipo generale sulla copertura finanziaria delle leggi che comportano nuove o maggiori spese oppure minori entrate (art. 81, quarto comma della Costituzione).

Si tratta di un controllo volto a garantire il rispetto degli equilibri finanziari e dei vincoli di bilancio.

 

Come viene svolto il controllo?

La Corte dei conti trasmette ogni quattro mesi al Parlamento una relazione sulla copertura di spesa delle leggi adottate nel periodo, nonché osservazioni in ordine alle tecniche di quantificazione degli oneri. 

 

Qual è la natura del procedimento di controllo sulle leggi di spesa?

Il procedimento di controllo sulle leggi di spesa attribuisce alla Corte dei conti il compito di valutare la razionalità e congruità delle stime e delle misurazioni che sorreggono le previsioni di spesa. E’ quindi escluso che la Corte dei conti possa entrare nel “merito” delle scelte economiche (sentenza della Corte costituzionale n. 384 del 1991).

Nell’esercizio di detta funzione la Corte dei conti può sollevare questioni incidentali di legittimità costituzionale delle leggi per violazione dell’art. 81 della Costituzione.

 

In cosa consiste il controllo della Corte dei conti sui contratti collettivi di lavoro?

La legge (art. 51 del decreto legislativo 29 del 1993 e successive modificazioni) ha attribuito alla Corte dei conti la funzione di “certificare” la compatibilità dei costi derivanti dal contratto collettivo con gli strumenti della programmazione e del bilancio, acquisendo elementi conoscitivi.

 

Cosa succede se la Corte dei conti non certifica il contratto collettivo?

Se la certificazione è positiva (la Corte ritiene, cioè, compatibili i costi derivanti dal contratto collettivo e la loro quantificazione con i vincoli di bilancio) l’ARAN sottoscrive il contratto.In caso negativo, essa assume le iniziative per adeguare la quantificazione dei costi contrattuali onde ottenere una certificazione positiva della Corte dei conti, ovvero, se lo ritenga possibile, convoca i sindacati ai fini della riapertura delle trattative. In ogni caso, il controllo della Corte non impedisce la sottoscrizione del contratto. La Corte riferisce al Parlamento sulla definitiva quantificazione dei costi contrattuali, sulla loro copertura finanziaria e sulla compatibilità con gli strumenti della programmazione e del bilancio.

 

In cosa consiste il controllo della Corte dei conti sulla finanza regionale e locale?

La Corte dei conti quale garante dei complessivi equilibri di finanza pubblica riferisce almeno una volta l’anno sull’andamento generale della finanza regionale e locale, tenuto anche conto dei referti delle singole sezioni regionali e con riferimento al rispetto del quadro delle compatibilità generali di finanza pubblica poste dall’Unione europea e dal bilancio dello Stato, nonché sull’utilizzazione dei fondi di riequilibrio e solidarietà definiti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato.

Si tratta di un controllo che, essendo basato su analisi comparative, offre importanti valutazioni conoscitive onde garantire il rispetto dei principi posti a base della solidarietà fra le varie regioni.