Il 25 giugno 2009, alla presenza delle
più alte cariche istituzionali, le Sezioni riunite della Corte dei conti,
presiedute dal Presidente, dott. Tullio Lazzaro, hanno pronunciato la decisione
nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario
2008.
Il
Presidente Lazzaro nell’introduzione ha posto in rilievo che “il giudizio di parifica chiude il
ciclo annuale dei controlli anche finanziari demandati dalla legge alla Corte
dei conti: potere di controllo sancito e garantito dall’art. 100 della
Costituzione, norma che, come recentemente stabilito dalla Corte
Costituzionale, è il diretto fondamento del controllo della Corte su gestioni
la cui essenza, scolpita dalla fondamentale legge di riforma n. 20 del 1994, è
“accertare” i risultati conseguiti dalle gestioni effettuate con risorse
pubbliche. In questo quadro l’ordinamento prevede un sistema di chiusura giurisdizionale,
da parte della Corte dei conti, del controllo – o almeno di una parte di esso –
evidentemente al fine di garantire al massimo possibile la certezza e
l’obiettività dei conti sottoposti all’esame della Corte, con la documentazione
che li supporta e nei limiti di quanto risulta da quest’ultima”. Per
il Presidente “E’ la credibilità ciò che dà forza alle risultanze di quel
giudizio, ciò che costituisce il fondamento delle analisi critiche che vengono
successivamente elaborate nelle competenti sedi del nostro Parlamento e della
Comunità Europea. Credibilità che deriva dall’essere la Corte sicuramente
indipendente dal Governo, così come impone la Costituzione, ma indipendenza che
deve comprendere anche l’indipendenza finanziaria: così come è esplicitamente
richiesto dall’ordinamento internazionale a cui l’Italia aderisce ma a cui non
ha, sul punto, finora ottemperato”. Altro pilastro della credibilità è poi l’autorevolezza
dell’organo che riposa sull’indiscussa professionalità dei suoi componenti. In
relazione all’esigenza di rafforzamento del sistema dei controlli nel senso che
i suoi risultati diano esiti diretti immediati e visibili il Presidente ha
posto in evidenza che “In questo senso, giustamente, si muove ora la recente legge n. 15 del
2009 che, alle condizioni e con le procedure da essa previste, per gestioni
finanziarie che si rivelino, in corso d’opera, come possibili fonti di sprechi
e di inefficienze dà alla Corte la possibilità di far sì che il competente
Ministro possa sospendere la prosecuzione della gestione ed anche destinare i
fondi ad altro scopo. Per il Presidente: “E’, probabilmente,
un primo passo, ma è un passo di grande importanza compiuto dal legislatore
sulla via che, allontanandosi dalla concezione di un controllo talvolta ripiegato
su di sé e tanto ricco di pregevole lavoro quanto oggettivamente povero di
concreti effetti, mira a raggiungere risultati tangibili in termini di maggiore
efficienza, trasparenza ed economicità dell’azione amministrativa. E’ la
percezione, la constatazione del raggiungimento di tali risultati che fa
aumentare la fiducia del cittadino nelle Istituzioni”.
Il Presidente Paleologo, relatore nel
giudizio, ha rilevato che: “Nel corso dell’estate 2008,
l’economia mondiale è entrata in una fase di profonda recessione. Le necessarie
azioni di contrasto adottate dai governi hanno portato, ovunque, a un
allargamento dei bilanci pubblici. Per l’area industrializzata, le
organizzazioni internazionali misuravano a fine anno un disavanzo di bilancio
pari al 4,6% del prodotto. Per il 2009, il valore dell’indebitamento è atteso
salire ad oltre il 10% del Pil nella media dei paesi industrializzati e ad
oltre il 5% in Europa. In questa, ventiquattro paesi su ventisette incorreranno
in un’infrazione ai sensi delle procedure di sorveglianza sui bilanci pubblici.
Anche in Italia il percorso di riduzione del disavanzo si è arrestato.
L’indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni è risalito a 43 miliardi
di euro, il doppio rispetto al risultato del 2007. In percentuale del prodotto,
si è passati dall’1,5 al 2,7%. L’avanzo primario si è di contro ridotto di
oltre un punto (dal 3,5 al 2,4%). In queste condizioni, il governo ha di fatto
rinunciato al programma di azzeramento del disavanzo, che ancora nella
Relazione previsionale e programmatica (RPP) di settembre veniva assunto come
obiettivo prioritario della politica di bilancio. La Relazione unificata per
l’economia e la finanza pubblica (RUEF) diffusa a chiusura del primo
quadrimestre 2009 indica ora un indebitamento superiore al 4% per tutto il
periodo di programmazione. La diminuzione attesa fra il 2009 e il 2011 è di
soli tre decimi di punto di Pil. Era di due punti negli originari obiettivi
programmatici. In Italia, il deterioramento dei saldi di bilancio appare, con
riferimento al 2008, meno pronunciato che in altri paesi. Lo scostamento dagli
obiettivi è stato contenuto e, per il secondo anno consecutivo, il livello di
indebitamento è rimasto al di sotto della media dell’area industrializzata.
Rispetto al valore medio europeo, il differenziale in termini di maggiore
indebitamento è rimasto inalterato; disavanzi superiori a quello italiano sono
stati registrati da altri grandi paesi come Francia, Regno Unito e Spagna. Il
recuperato controllo sugli andamenti aggregati di finanza pubblica ha trovato
riconoscimento nella decisione Ecofin del giugno 2008, con la quale è stata
chiusa la procedura per disavanzo eccessivo aperta nel 2005. A seguito della
decisione del governo di anticipare all’estate la manovra correttiva
tradizionalmente demandata alla sessione autunnale di bilancio, l’Italia è
inoltre l’unico fra i grandi paesi ad affrontare la recessione con misure di
contenimento del disavanzo già incorporate nella legislazione vigente.
L’analisi di dettaglio mostra, tuttavia, come il risultato del 2008 sia stato
conseguito a sintesi di dinamiche che non consentono di fugare le
preoccupazioni sulla tenuta di medio periodo dei conti pubblici. Prendendo a
riferimento le previsioni fissate dalla RUEF del marzo 2008 – sostanzialmente
accolte dal Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) di giugno
e poi dalla RPP di settembre – il consuntivo annuo, sempre esaminato in termini
di contabilità nazionale (conto delle amministrazioni
pubbliche), segna una minore crescita sia delle spese complessive (-1.2 punti),
sia delle entrate totali (-1,7 punti). L’aumento dell’indebitamento rispetto ai
valori programmatici è dunque derivato da un andamento riflessivo, più
accentuato dal lato delle entrate, ma che ha interessato anche il versante
delle spese. Quest’ultimo ha però beneficiato di evoluzioni non necessariamente
virtuose per la gestione ordinaria del bilancio pubblico. Hanno contato, da una
parte, un nuovo differimento del rinnovo di alcuni contratti del pubblico
impiego, per il quale gli oneri slittano sugli esercizi successivi (rispetto
alle quantificazioni proposte fino a tutto settembre, i redditi da lavoro
dipendente hanno evidenziato una minore crescita del 2,2%); dall’altra parte, è
stata molto accentuata la contrazione della spesa in conto capitale,
attestatasi a fine anno undici punti al di sotto di quanto previsto nella RUEF
e oltre sette punti in meno rispetto a quanto fissato nel Dpef. Le stesse
entrate, pur in calo rispetto ai valori previsti, sono state sostenute dalla
crescita dei contributi sociali e delle imposte dirette sulle famiglie, che
hanno tratto giovamento dalla positiva dinamica dell’occupazione registrata a
tutto il primo semestre 2008, oltre che dai fenomeni di drenaggio fiscale
connessi all’accelerazione inflazionistica protrattasi fino al mese di agosto.
Questi sostegni si stanno riducendo nel corso del 2009, nel quale la recessione
tende ad esercitare i suoi effetti anche sul mercato del lavoro, in un contesto
di inflazione calante. Nel complesso, gli andamenti registrati nel 2008
mostrano come non abbiano trovato soluzione compiuta alcune delle criticità più
volte segnalate dalla Corte. La chiusura della procedura per disavanzo
eccessivo è stata resa possibile dal permanere di un alto livello della
pressione fiscale, che a fine anno restava collocata al 42,8% del Pil: tre decimi
di punto in meno che nel 2007, ma due punti e mezzo al di sopra del livello del
2005. Insoddisfacenti sono stati di contro i risultati in tema di contenimento
della spesa primaria corrente, aumentata nell’anno del 4,5% e giunta a segnare
la più elevata incidenza sul prodotto del dopoguerra (40,4%)”.
Il
Presidente Meloni,
altro relatore nel giudizio, ha posto in evidenza che: “La relazione delle Sezioni riunite sul rendiconto dello Stato 2008 –
dopo la trattazione riguardante andamenti e tendenze di finanza pubblica,
gestione del bilancio e del patrimonio dello Stato, legislazione di spesa,
ordinamento contabile, assetti organizzativi, personale e attività contrattuale
– si articola nella disamina delle “missioni” e “dei programmi” in un approccio
volto, sostanzialmente, alla ricostruzione delle politiche pubbliche di
settore. Detta impostazione per missioni e programmi intende contribuire ad
incentrare la decisione parlamentare sul profilo funzionale della spesa, al
fine di consentire una migliore consapevolezza delle scelte allocative annuali,
nel quadro di una complessiva programmazione, e di assicurare una maggiore
trasparenza attraverso l’individuazione di aggregati decisionali significativi
delle finalità perseguite”. Ha rilevato inoltre che: “Il raccordo anche metodologico e temporale tra i diversi strumenti di
programmazione e controllo interno e le funzioni del controllo esterno della
Corte è infatti da sviluppare sul terreno del rendiconto, indipendentemente
dalle diverse forme di “rapporti” e dalla strumentazione prevista ed in corso
di ulteriore ridefinizione. Attese le evidenti connessioni sistematiche, appare
quindi opportuno prevedere un esplicito raccordo anche normativo, nella delega
per la riforma della contabilità, con la relazione sul rendiconto generale
dello Stato. In materia di missioni il relatore espone, infine, una sintetica
analisi che fa riferimento al dato della massa impegnabile per spese finali. La correlazione instaurata rivela che
cinque missioni, da sole, incidono per il 69,1 per cento sul dato complessivo
incrementando il loro rapporto rispetto al precedente esercizio. In altri
termini, circa i sette decimi delle spese finali attengono a 5 missioni, mentre
i restanti tre decimi si distribuiscono sulle altre 29 missioni, rendendo
evidente uno squilibrio già a suo tempo sottolineato. Trattasi delle missioni 3
(Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali) pari al 21,5 per cento
delle spese finali; 34 (programma 1, riguardante gli interessi) pari al 14,8
per cento; 29 (Politiche economico-finanziarie e di bilancio) pari al 12,6 per
cento; 25 (Politiche previdenziali) pari al 12 per cento; 22 (Istruzione
scolastica) pari all’8,2 per cento. Rispetto al 2007 può notarsi – altresì – il
notevole incremento dell’incidenza della missione 3 di circa due punti
percentuali, nonché la flessione di 0,7 punti della missione 25 e il
corrispondente aumento del peso della missione 29. Quanto esposto – che è
sostanzialmente confermato dai dati di consuntivo – dimostra che è estremamente
elevato il livello di concentrazione della spesa statale (circa il 90 per cento
è riferito a 11 missioni) mentre il residuo decimo si distribuisce sulle altre
23 missioni con livelli esigui che si riflettono sulla significatività delle
stesse missioni individuate. In ragione dell’aspetto fin qui illustrato ritiene
che potrebbe essere utile procedere, gradualmente e sulla base delle risultanze
acquisite nel tempo, ad una rivisitazione delle attuali missioni al fine di una
sempre più adeguata ricostruzione del quadro delle politiche pubbliche di
settore, pur rimanendo valida l’originaria impostazione adottata. Ovviamente
l’opportunità di una “rivisitazione” delle missioni attiene al livello
classificatorio del bilancio e non comporta alcun riferimento alla
conformazione degli assetti organizzativi dei dicasteri interessati, invece, da
una possibile riconsiderazione dei programmi.”.
Nella requisitoria orale il
PG Pasqualucci ha osservato che: “Gli indici relativi
all’esercizio 2008 hanno purtroppo disatteso l’aspettativa di un miglioramento
dei Conti pubblici. Il PIL ha registrato una flessione dell’1%; l’Indebitamento
netto è salito a 42,9 Miliardi pari al 2,7% del PIL, l’Avanzo Primario è sceso
al 2,4 % ed il Debito Pubblico ha raggiunto la cifra di 1663,65 Miliardi, pari
al 105,8% del PIL. Per il PG: “I suggerimenti provenienti dagli
economisti miranti ad individuare risorse utilizzabili senza aumentare
l’indebitamento pubblico, indicano come possibili soluzioni un forte recupero
dell’area dell’evasione fiscale, l’alienazioni di beni del patrimonio pubblico
ed una più incisiva riforma pensionistica. Trattasi di ipotesi più o meno
suggestive che vanno considerate con attenzione, ma anche con doveroso
realismo.”. Infine dopo un’analisi anche in termini di efficacia delle
misure adottate per contenere la spesa pubblica il PG ha concluso con “l’auspicio
di un pronto e strutturale superamento della difficile fase che il Paese sta
attraversando, mediante misure che sappiano rilanciare l’economia e la finanza
pubblica nella concreta applicazione di un principio di solidarietà nei
confronti delle classi più deboli e delle generazioni future. Non è un auspicio
infondato: il Paese ha solide basi in una Costituzione portatrice di valori
fondamentali ed ampiamente condivisi, in una economia non effimera in cui uno
stato patrimoniale consolidato, ottenuto sommando il debito pubblico a quello
delle famiglie, ci vede in una situazione migliore rispetto a molti membri
dell’Unione Europea, e nell’esistenza di un’ampia massa di cittadini che non
cedono alle lusinghe del guadagno facile e vogliono operare con onestà, nel
rispetto delle Istituzioni”.
La registrazione audiovisiva della
cerimonia è fruibile attraverso il sito Internet in streaming
on demand
E’ anche disponibile la registrazione
integrale del giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato
trasmessa da RAI1 (durata: 1 h)