CORTE DEI CONTI
Sezione centrale di controllo sulla gestione
delle Amministrazioni dello Stato
Risultanze
del controllo sulla gestione dei debiti accollati al
bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture
ferroviarie e per la realizzazione del sistema “Alta velocità”
Magistrati
istruttori:
Aldo Carosi
Fabio Viola
INDICE
Sintesi
........................................................................................... pag.
4
1.
Premessa ....................................................................................... pag.
7
2.
I presupposti
normativi per l’assunzione a carico del bilancio statale
degli oneri
derivanti dai prestiti – Loro individuazione e allocazione in
bilancio .......................................................................................... pag.
8
3.
La genesi e le
modalità del debito accollato allo Stato e la partner-ship
FF.SS. - TAV - Cassa Depositi e Prestiti – ISPA
– La stipula di contratti
derivati e il loro esito negativo
.......................................................... pag. 11
4.
Analisi della vicenda
ISPA – Il mancato raggiungimento degli obiettivi
attesi dalla complessa operazione economico-finanziaria
– La crisi della
ipotesi di autofinanziamento
............................................................. pag. 14
5. Analisi
della gestione finanziaria dei rimborsi e carenza delle informazioni
a supporto
..................................................................................... pag. 21
6.
Sostenibilità
finanziaria della gestione del debito ed equità intergenerazio-
nale
.............................................................................................. pag. 24
7. Analisi
economico-giuridica dei contratti ereditati – Mancata
rappresen-
tazione degli
effetti economici nel bilancio dello Stato.......................... pag. 27
8.
Doveri di vigilanza
e di controllo dell’Amministrazione sul debito ereditato pag. 35
9. Il
punto di vista delle Amministrazioni e le controdeduzioni della Corte pag. 37
10. Conclusioni e
raccomandazioni ......................................................... pag. 47
ALLEGATI
A.1
Situazione patrimoniale – Prestiti di
Ferrovie dello Stato accollati al bilancio dello Stato – Situazione 2007
A.2 Situazione patrimoniale – Prestiti di
Ferrovie dello Stato accollati al bilancio dello Stato – Situazione 2008
A.3 Quadro
storico riassuntivo dei prestiti FF.SS. alla data del 31.12.1996
A.3.1
Debito residuo dei debiti bancari
nazionali al 31.12.1996
A.3.2
Situazione dei
prestiti obbligazionari nazionali al 31.12.1996
A.3.3
Situazione dei prestiti bancari e
obbligazionari in valuta estera al 31.12.1996
A.3.4
Prestiti contratti con Eurofima
accollati al bilancio statale al 31.12.1996
A.3.5 Situazione al 31/12/96 dei prestiti
realizzati e da realizzare per il finanziamento dei piani di investimento –
Allegato B al dm 146206 del 21.03.1997
B.1
Prospetto storico di stanziamenti,
impegni e pagamenti del capitolo 9521 – Quota capitale dei mutui contratti da Ferrovie dello Stato spa
B.2
Prospetto storico di stanziamenti,
impegni e pagamenti del capitolo 2200 - Interessi dei mutui contratti da Ferrovie dello Stato spa
B.3 Prospetto
storico di stanziamenti, impegni e pagamenti del capitolo 2222 – Interessi sui prestiti stipulati per l’Alta velocità
B.4 Prospetto
degli stanziamenti, impegni e pagamenti del capitolo 9523 – Quota capitale dei
prestiti stipulati per l’Alta velocità
C Soggetti
coinvolti nelle procedure di accollo a carico del bilancio statale degli oneri
derivanti dai prestiti stipulati dalla holding Ferrovie dello Stato
D Diagramma rappresentativo delle fasi di
accollo a carico del bilancio statale degli oneri derivanti dai prestiti
stipulati dalla holding Ferrovie dello Stato
Sintesi
La relazione della Corte riguarda le risultanze del controllo esercitato sulla gestione dei debiti
contratti dalla holding Ferrovie dello Stato e successivamente accollati allo
Stato.
In parte detti debiti
riguardano investimenti relativi alla rete tradizionale risalenti agli anni
novanta, in parte afferiscono alla operazione Alta Velocità e sono conseguenti
all’abbandono precoce del project finance, promosso dalla ormai disciolta
Società Infrastrutture, nata nel 2002.
L’analisi della Corte ha messo
in evidenza come, nel primo caso, sia stata posta in essere una sorta di
cosmesi contabile al bilancio FF.SS., accollando all’Erario una consistente
tranche del debito della holding, al fine di migliorarne indirettamente il
conto economico.
Nel secondo caso, molto più complesso, è venuta in
evidenza la carente istruttoria, che condusse ad adottare uno strumento di
finanza innovativa come la istituzione di un patrimonio separato ISPA per
finanziare le infrastrutture dell’Alta Velocità.
La Corte ha posto l’accento sulle carenze
metodologiche del processo decisionale che ha condotto all’adozione della
complessa operazione: nessuno studio di fattibilità attendibile aveva
quantificato la vantaggiosità di tale operazione rispetto al sistema creditizio
tradizionale per realizzare gli investimenti.
Il patrimonio separato si è rivelato sostanzialmente
inconsistente in quanto basato su ricavi futuri stimati approssimativamente e,
per di più, gravanti direttamente o indirettamente su risorse pubbliche
(sfruttamento delle tratte da parte di gestori, in prevalenza pubblici, di
trasporti ferroviari, integrazioni a piè di lista caricate direttamente dalla
legge sull’Erario).
Elemento preoccupante
accertato dalla Corte è il mancato collegamento delle gestioni patrimoniali
delle società pubbliche con quelle dello Stato: in particolare gli effetti
sugli ammortamenti dei beni e sul patrimonio interessato alle traslazioni del
debito non sono specificati od evidenziati in nessun documento a corredo del bilancio
statale. Questo mancato collegamento impedisce chiarezza e trasparenza sugli
effetti delle gestioni manageriali delle holding pubbliche, caratterizzate da
ricorrenti deficit e da operazioni “pulizia” ciclicamente sopportate
dall’Erario.
Elementi di forte rischio
emergono dai rapporti negoziali attivi e soprattutto passivi ereditati dallo
Stato: complesse clausole finanziarie penalizzano spesso la parte pubblica, la
quale, anche a causa della
insufficienza di un’azione conoscitiva di supporto, tende ad eseguire
pedissequamente gli articolati contrattuali, senza valutare l’opportunità di
azionare opzioni in essi contenute.
Manca un’azione costante di
verifica sull’operato dei manager pubblici, dai quali si ereditano gli effetti
delle decisioni, con il risultato che gravi errori da questi commessi non
vengono valutati sotto il profilo di una ipotetica responsabilità sociale.
L’analisi critica della
Corte si sofferma sul mancato rapporto tra l’entità e la durata degli
investimenti e quelle dei beni acquisiti attraverso il pertinente
indebitamento. A parte il fatto che nei bilanci privatistici delle Società
interessate a tali operazioni mancano sovente strumenti certi per verificare il
rispetto dei vincoli di destinazione dei prestiti (in molti casi vi è il
fondato sospetto che gli stessi servano ad alimentare la copertura di costi
correnti), non di rado la lunghezza di questi collide con i tempi di
obsolescenza dei beni acquisiti.
Quel che è più
grave, queste operazioni pregiudicano l’equità intergenerazionale, caricando in
modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060)
ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. Sotto questo profilo la vicenda in
esame è considerata dalla Corte paradigmatica delle patologiche tendenze – della
finanza pubblica – a scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad
investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in
essere, accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari.
Dopo avere affermato il
dovere di vigilanza e controllo degli uffici dell’Amministrazione statale sui
debiti ereditati, la Corte raccomanda una maggiore trasparenza sulla
illustrazione e gestione dei debiti accollati, sottolineando come tali
operazioni, di regola eccezionali, stiano diventando ipotesi periodicamente
ricorrenti per alleviare i deficit in costante espansione delle società gerenti
i servizi pubblici.
La Corte
sottolinea, altresì, l’esigenza di un raccordo trasparente tra le scritture
patrimoniali dello Stato e delle Società partecipate, al fine di evitare la
dispersione improduttiva di consistenti risorse pubbliche.
Viene rilevata, infine, l’esigenza di supportare con
puntuali istruttorie ogni decisione in questo delicato settore, sia essa
assunta in ambito societario, che legislativo o amministrativo. Le istruttorie
non dovrebbero essere apodittiche o ripetitive di tessuti normativi criptici,
ma caratterizzate da un preventivo studio delle alternative possibili, delle
tecniche di valutazione adottate per le scelte effettuate, dei risultati attesi
e dei possibili margini di scostamento.
In definitiva, la Corte
raccomanda che la scelta delle modalità degli investimenti sia ispirata ai
principi–guida dell’efficacia, secondo cui la fonte di finanziamento dovrebbe
generare le risorse necessarie per farvi totalmente o parzialmente fronte e
dell’efficienza, che dovrebbe indurre a scegliere la soluzione che ottimizza al
massimo grado, a parità di risultati, il costo delle risorse. Ciò nella
fondamentale prospettiva dell’equità intergenerazionale, in base alla quale i
soggetti che beneficiano dell’investimento dovrebbero essere anche quelli
chiamati a ripagarne i correlati debiti.
1. Premessa
La
presente relazione riguarda le risultanze delle indagini in
materia di gestione dei finanziamenti per l’Alta velocità e di accollo di
debiti e passività pregresse al bilancio statale, derivanti dalla gestione di
società pubbliche partecipate.
Gli
elementi ricavati dalle pertinenti istruttorie hanno messo in luce l’utilità di
riferire prioritariamente sulle gestioni oggetto della presente relazione, in
considerazione:
v
della assoluta rilevanza dei profili
economico-finanziari sottesi alle operazioni di trasferimento al bilancio
statale degli oneri derivanti da operazioni debitorie gestite dalla società
FF.SS. e da società appartenenti alla sua holding;
v
dell’urgenza di segnalare all’Amministrazione
interessata le gravi problematiche emergenti dalla gestione statale di detto
debito;
v
dell’esigenza di separare i profili oggetto del presente
referto da quelli sotto indicati, per i
quali le istruttorie in corso presentano diacronie rispetto alla presente:
a)
finanziamenti a Ferrovie dello Stato s.p.a. a copertura degli
investimenti relativi alla rete tradizionale;
b)
contributi in conto impianti destinati alla stessa società per
la realizzazione di opere specifiche;
c)
contributi quindicennali da corrispondere alla società per la
realizzazione di interventi relativi al sistema AV/AC;
d)
gestione delle risorse destinate ai corrispettivi dei
contratti di Programma e di Servizio;
e)
utilizzazione, per detti investimenti, dei fondi prelevati in
conto TFR ai sensi della legge n. 296/2006.
I profili gestori di cui alle lettere precedenti saranno oggetto –
pertanto – di separate relazioni.
La presente riguarda la gestione dei debiti accollati, a far data dal 1996, per effetto della legge L. 23-12-1996 n.
662 art. 2, comma 12 e del decreto
attuativo n. 146206 del 21.03.1997, e dal 2006, per effetto della legge n.
296/06 (finanziaria 2007), commi 966 e seguenti.
I rapporti debitori tuttora in essere sono analiticamente elencati negli
allegati A.1 e A.2 alla presente relazione: il primo riguarda la situazione
esistente al termine dell’esercizio 2007; il secondo la situazione
dell’esercizio in corso.
Detti prospetti sono articolati in modo speculare, fatta salva la parte
inerente alle colonne 10, 11, 12 e 13, relativamente alle quali il prospetto
2007 riporta i pagamenti complessivi effettuati nell’esercizio ormai concluso,
mentre nell’allegato A.2, essendo l’esercizio 2008 ancora in corso, è sembrato
più opportuno riportare gli stanziamenti di bilancio. I dati contenuti nei
prospetti sono ricavati dalle istruttorie direttamente compiute nei confronti
di tutti i soggetti interessati e dai dati rilevati dal sistema integrato
Ragioneria Generale dello Stato-Corte dei conti, attraverso una verifica di
coerenza interna che ha riguardato i contratti elencati nella colonna 2 degli
allegati stessi.
2. I presupposti normativi per l’assunzione a
carico del bilancio statale degli oneri derivanti dai prestiti – Loro
individuazione e allocazione in bilancio
Il primo provvedimento legittimante l’assunzione a carico dello
Stato degli oneri oggetto della presente indagine è la legge 23-12-1996 n. 662,
art. 2, comma 12, la quale statuisce
che: “I mutui e i prestiti della Ferrovie dello Stato S.p.A., in essere alla
data della trasformazione in società per azioni, nonché quelli contratti e da
contrarre, anche successivamente alla data di entrata in vigore della presente
legge, sulla base ed entro i limiti autorizzati da vigenti disposizioni di
legge che ne pongono l'onere di ammortamento a totale carico dello Stato, sono
da intendersi a tutti gli effetti debito dello Stato. Con decreto del Ministro
del tesoro sono stabilite le modalità per l'ammortamento del debito e per
l'accensione dei mutui da contrarre”.
Con decreto attuativo del Ministero del Tesoro n. 146206 del 21.03.1997
sono stati posti a totale carico dello Stato mutui e prestiti già contratti
dalla società Ferrovie dello Stato, al 31.12.1996, per un
importo complessivo di euro 31.193.478.511 costituito per 23.211.909.729,88
euro (lire 44.944.524.452.675) da prestiti già contratti,
per euro 7.981.568.780,75 (lire 15.454.472.183.117) da quelli successivi
autorizzati da leggi allora vigenti.
I finanziamenti ancora a carico dello Stato
riguardano dieci contratti (di cui due prestiti obbligazionari) stipulati con
diversi istituti di credito;
tre sono in valuta estera (CHF e USD)
e presentano peculiarità legate alle oscillazioni del valore del cambio
monetario nel tempo.
A seguito di tali disposizioni sono stati istituiti
nel bilancio dello Stato – Ministero dell’economia e delle finanze - i
pertinenti capitoli di allocazione delle risorse necessarie: sul capitolo 2200
vengono pagati gli interessi dei prestiti, sul capitolo 9521
la quota capitale e sul capitolo 2243
le commissioni agli istituti di credito.
Per i pagamenti afferenti ai prestiti reperiti sul mercato internazionale il
Ministero dell’Economia e delle Finanze si avvale della Banca d’Italia la
quale, previa erogazione dei fondi da parte del Ministero, provvede agli “adempimenti
occorrenti per l’accreditamento degli importi dovuti, in euro o in altre
valute, agli intermediari incaricati del servizio finanziario”.
Gli
allegati prospetti B1 e B2 contengono l’analisi cronologica degli stanziamenti,
degli impegni e dei pagamenti, rispettivamente allocati al capitolo 2200 e al
capitolo 9521.
Il secondo provvedimento è costituito dalla legge n.
296/2006 (finanziaria 2007) la quale all’art. 1, commi 966 e seguenti, ha
previsto che “gli oneri per capitale ed interessi dei titoli emessi e dei
mutui contratti da Infrastrutture Spa fino alla data del 31 dicembre 2005 per
il finanziamento degli investimenti per la realizzazione della infrastruttura
ferroviaria ad alta velocità “Linea Torino-Milano-Napoli”, nonché gli oneri
delle relative operazioni di copertura, sono assunti direttamente a carico del
bilancio dello Stato. Fatti salvi i diritti dei creditori del patrimonio
separato costituito da Infrastrutture Spa sono abrogati il comma 1, ultimo
periodo, il comma 2, ultimo periodo, e il comma 4 dell'articolo 75 della legge
27 dicembre 2002, n. 289. La Cassa depositi e prestiti Spa, in quanto succeduta
ad Infrastrutture Spa ai sensi dell'articolo 1, comma 79, della legge 23
dicembre 2005, n. 266, promuove le iniziative necessarie per la liquidazione
del patrimonio separato costituito da Infrastrutture Spa. A seguito della
predetta liquidazione cessa la destinazione dei crediti e proventi di cui al
comma 4 dell'articolo 75 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e sono estinti i
debiti di Ferrovie dello Stato Spa e di società del Gruppo relativi al citato
patrimonio separato sia nei confronti del patrimonio separato stesso sia nei confronti
dello Stato. L'assunzione degli oneri a carico del bilancio dello Stato di cui
al comma 966 nonché l'estinzione dei debiti di Ferrovie dello Stato Spa e di
società del gruppo di cui al comma 967 si considerano fiscalmente irrilevanti. I
criteri e le modalità di assunzione da parte dello Stato degli oneri di cui al
comma 966, di liquidazione del patrimonio separato di cui al comma 967, nonché
i criteri di attuazione del comma 964, sono determinati con uno o più decreti
di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze. Ai fini
del rimborso degli interessi e della restituzione delle quote capitale dei
mutui accesi in applicazione del decreto-legge 7 dicembre 1993, n. 505,
convertito, dalla legge 29 gennaio 1994, n. 78, per il triennio 2007-2009, e'
posto a carico dello Stato, per l'importo annuo di 27 milioni di euro, l'onere
per il servizio del debito già contratto nei confronti di Infrastrutture Spa,
per il periodo dal 1° agosto 2006 al 31 dicembre 2007 in relazione alla
realizzazione del ‘Sistema alta velocità/alta capacità”.
Il
comma 1364 della medesima legge stabilisce che i commi 966, 967, 968 e 969
entrano in vigore dalla data di pubblicazione (27.12.2006).
La
seconda vicenda è il culmine di un lungo processo iniziato con la costituzione,
nell’anno 1991, della società TAV.
Detta
Società è responsabile dei rapporti con le istituzioni centrali e locali
coinvolte nel progetto Alta Velocità,
con gli enti titolari/gestori dei servizi di rete interferiti dalle
linee AV/AC e con gli organismi di rappresentanza del territorio (per
specifiche soluzioni relative a insediamenti produttivi, aree agricole,
industriali, ecc.).
La
soluzione TAV, che fu al centro di ampi dibattiti politici e dottrinali
all’inizio degli anni novanta, presupponeva investimenti nell’Alta Velocità, da
realizzare attraverso una efficace linea di credito che doveva essere, almeno
parzialmente, compensata dai ricavi prodotti dalle infrastrutture così
potenziate.
All’inizio
degli anni duemila, al fine di rimuovere la situazione di stallo prodottasi
precedentemente per questo grande progetto infrastrutturale, il Legislatore ha
ritenuto di promuovere strumenti innovativi di intervento nel settore del
credito, attraverso il coinvolgimento di Infrastrutture s.p.a di cui si
riferisce in prosieguo.
La
crisi di questo progetto, i cui snodi principali sono riassunti nel successivo
paragrafo, e la gravità degli oneri economici conseguenti a tale operazione
hanno indotto il Legislatore, attraverso la legge 296/06, articolo 1, commi 966
e seguenti, ad accollare al Ministero dell’economia e delle finanze gli oneri
derivanti dai prestiti stipulati dalla
società Infrastrutture.
Nella
tabella seguente sono rappresentati i contratti di prestito stipulati da TAV
spa
con ISPA, successivamente accollati al bilancio dello Stato.
|
|
|
|
Importo totale
|
Erogato al
|
scadenza
|
durata
|
|
|
|
Project
Loan Tranches
|
Provvista ISPA
|
Data stipula
|
(euro)
|
31/11/2006
|
rifinanziamento
|
anni
|
rimborso
|
hedging
(swap)
|
|
|
|
|
(euro)
|
|
|
|
|
1
|
Serie
1
|
05/02/2004
|
1.000.000.000
|
1.000.000.000
|
09/09/2013
|
10
|
a
scadenza
|
10,11
|
|
2
|
Serie
2
|
05/02/2004
|
750.000.000
|
750.000.000
|
09/09/2018
|
15
|
a
scadenza
|
|
|
3
|
Serie
3
|
05/02/2004
|
3.250.000.000
|
3.250.000.000
|
09/09/2023
|
20
|
a
scadenza
|
|
|
4
|
Serie
4
|
05/07/2004
|
1.000.000.000
|
1.000.000.000
|
09/09/2033
|
30
|
a
scadenza
|
|
|
5
|
BEI
Funding Loan
|
29/09/2004
|
1.000.000.000
|
1.000.000.000
|
09/09/2023
|
20
|
a
scadenza
|
|
|
6
|
Serie 4-2
|
11/11/2004
|
500.000.000
|
500.000.000
|
09/09/2033
|
30
|
a
scadenza
|
|
|
7,8,9
|
Serie
5
|
03/03/2005
|
850.000.000
|
850.000.000
|
09/09/2044
|
40
|
ammortamento
|
1,2,3,4
|
|
10
|
OPI
Floating Loan
|
03/03/2005
|
500.000.000
|
500.000.000
|
09/09/2020
|
30
|
ammortamento
|
9
|
|
11
|
Serie
4-3
|
18/04/2005
|
700.000.000
|
700.000.000
|
09/09/2033
|
30
|
a
scadenza
|
|
|
12
|
Serie
6
|
22/04/2005
|
1.000.000.000
|
1.000.000.000
|
09/09/2044
|
40
|
ammortamento
|
5,6
|
|
13
|
Serie
7
|
29/06/2005
|
300.000.000
|
100.000.000
|
09/09/2034
|
30
|
a
scadenza
|
7
|
|
14
|
Serie
8
|
29/06/2005
|
100.000.000
|
300.000.000
|
09/09/2034
|
30
|
a
scadenza
|
8
|
|
15
|
MT Funding
Loan
|
10/08/2005
|
2.000.000.000
|
2.000.000.000
|
09/09/2007
|
2+1
|
a
scadenza
|
|
|
|
|
TOTALE
|
12.950.000.000
|
12.950.000.000
|
|
|
|
|
|
Nel 2006 è stato istituito nel bilancio dello Stato
– Ministero dell’economia e delle finanze – il capitolo 2222, ove
sono allocate le risorse per il pagamento degli interessi inerenti ai prestiti
ereditati dalla gestione TAV-ISPA.
Il
prospetto B.3 contiene l’analisi cronologica degli stanziamenti, degli impegni
e dei pagamenti allocati al capitolo 2222. Esso riguarda gli esercizi
2006-2008.
Per
quel che concerne le quote di capitale, il primo rimborso di 2 miliardi di
euro, è stato effettuato nell’esercizio 2008 sul capitolo 9523,
appositamente istituito sul bilancio del MEF, e riguarda la provvista ISPA MT
Funding Loan.
3. La
genesi e le modalità del debito accollato allo Stato e la partnership FFSS -
TAV - Cassa Depositi e Prestiti – ISPA - La stipula di contratti derivati e il
loro esito negativo
Gli elementi sinteticamente espressi nel paragrafo precedente meritano
una analisi approfondita in ordine alla genesi del debito accollato allo Stato
ed al complesso intreccio dei rapporti tra FF.SS – TAV – Cassa Depositi e
Prestiti – ISPA.
Con
l’articolo 8, comma 1, del decreto legge n. 63/02 convertito in legge n.
112/02, è stata istituita la società Infrastrutture, la quale viene anche
indicata nel corso della relazione con l’acronimo ISPA. Detta società, di
proprietà Cassa Depositi e Prestiti, nasceva con lo scopo di finanziare le
infrastrutture e le grandi opere pubbliche ”purchè suscettibili di
utilizzazione economica”, di concedere finanziamenti, sotto qualsiasi forma,
finalizzati ad investimenti per lo sviluppo economico. La società poteva
destinare i propri beni e i diritti relativi a una o più operazioni di
finanziamento finalizzate al soddisfacimento dei diritti dei portatori dei
titoli e dei concedenti i finanziamenti. I beni e i diritti così destinati
potevano costituire patrimonio separato da quello della società e da quelli
relativi alle altre operazioni.
La
società poteva raccogliere la provvista necessaria mediante l’emissione di
titoli e l’assunzione di finanziamenti. La garanzia per i titoli e i
finanziamenti poteva essere disposta con decreto del Ministero dell’Economia e
delle Finanze. Ciò è avvenuto proprio con riguardo al sistema di Alta velocità
secondo le modalità successivamente descritte.
Con
successiva legge n. 289/02 (legge finanziaria 2003), art. 75, comma 1, veniva
disposto che “Infrastrutture Spa finanzia prioritariamente, anche attraverso
la costituzione di uno o piu’ patrimoni separati, gli investimenti per la
realizzazione della infrastruttura ferroviaria per il "Sistema alta
velocità/alta capacità", anche al fine di ridurre la quota a carico
dello Stato. Le risorse necessarie per i finanziamenti sono reperite
sul mercato bancario e su quello dei capitali secondo criteri di trasparenza
ed economicità. Al fine di preservare l'equilibrio economico e finanziario
di Infrastrutture Spa è a carico dello Stato l'integrazione dell'onere per il
servizio della parte del debito nei confronti di Infrastrutture Spa che non è
adeguatamente remunerabile utilizzando i soli flussi di cassa previsionali per
il periodo di sfruttamento economico del "Sistema alta velocità/alta
capacità”.
Corollario
di dette disposizioni è l’articolo 4, comma 135, della legge n. 350/03
(finanziaria 2004), il quale collegava l’attività di ISPA alle opere della
legge n. 443/2001 (cosiddetta Legge Obiettivo) tra le quali rilevante posizione
assume il progetto Alta Velocità.
In
data 23.12.2003 il
Consiglio di amminIstrazione di ISPA deliberava la costituzione del patrimonio
separato mediante destinazione di beni e diritti di sfruttamento della
infrastruttura, in correlazione ad un finanziamento da concedere alle società
RFI e TAV, fino all’importo massimo di euro 25.000.000.000 per la costruzione
della linea Torino-Milano-Napoli AV/AC.
A
tale riguardo, in data 31.07.2003, era stato conferito a MCC spa Morgan Stanley
& Co. International limited e UBS limited l’incarico di elaborare un
progetto di ristrutturazione del programma di finanziamento. In ordine a tale
progetto la documentazione trasmessa da Cassa Depositi e Prestiti con nota
prot. 1601/08 del 21.10.2008 non chiarisce le modalità di calcolo e l’importo
complessivo degli onorari e delle commissioni dovute agli Istituti incaricati.
Nel
progetto finanziario dell’iniziativa la separazione del patrimonio veniva
concepita come finalizzata al rimborso dei finanziamenti; a sua volta la sua
implementazione veniva ipotizzata attraverso la cessione, da parte dei
beneficiari del mutuo RFI e TAV:
a)
di crediti e proventi (flussi di cassa previsionali)
derivanti dall’utilizzo del sistema AV/AC, che “sostanzialmente si
identificano (al netto di alcune detrazioni) con le somme percepite dagli
operatori di trasporto per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria”;
b)
degli importi corrisposti dallo Stato a titolo di
integrazione, ai sensi dell’art. 75 della legge finanziaria 2003 e del
successivo decreto interministeriale di attuazione, nel caso in cui le risorse
di cui al punto a) non fossero state sufficienti.
In
base al suddetto decreto interministeriale il gestore dell’infrastruttura
ferroviaria RFI avrebbe dovuto determinare i flussi di cassa a partire dal
2009, per intervalli temporali corrispondenti ai contratti di programma, in
correlazione con la durata del finanziamento.
Relativamente
ai prestiti stipulati da ISPA era prevista la conclusione, a valere sul
patrimonio separato, di contratti di hedging
finalizzati a coprire i rischi di tassi di interesse e/o di cambio tra valute.
In
conformità alle prescrizioni del Codice civile (articoli 2447 sexies e 2214) le
scritture contabili afferenti al patrimonio così costituito dovevano essere
custodite in modo inequivocamente separato da quelle inerenti a quelle delle
altre attività societarie.
Nel
periodo intercorrente tra il 5 febbraio 2004 ed il 10 agosto 2005 ISPA
concedeva quindici diversi finanziamenti, denominati “project loan
tranche” per un importo complessivo di
euro 12.950.000.000,00 (confronta allegato A.1 alla presente relazione e
tabella inserita nel precedente paragrafo).
Alcuni
finanziamenti consistevano in mutui, altri in emissioni obbligazionarie: degli
stessi si riferisce analiticamente in successivo paragrafo.
In
data 24 novembre 2004 con Decreto Interministeriale (Ministero dell’Economia e
delle Finanze di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti)
veniva stabilito che Infrastrutture S.p.A. finanziasse anche gli interventi di
adeguamento del nodo di Verona e che detti interventi fossero inseriti nel
programma di cartolarizzazione per la linea Alta Velocità/Alta Capacità Torino
– Milano – Napoli (di cui al decreto ministeriale 23 dicembre 2003 n. 117248)
autorizzando l’innalzamento del contratto di finanziamento, sottoscritto tra
TAV s.p.a.-RFI s.p.a. con Infrastrutture S.p.A. il 23 dicembre 2003, da 25 a 36 miliardi di euro.
Il
progetto ISPA è stato bruscamente
interrotto dalla legge n. 266/05 (finanziaria 2006) la quale all’articolo 1,
comma 79, prescriveva che Infrastrutture S.p.a. è “fusa per incorporazione
con effetto dal 1° gennaio 2006 nella Cassa depositi e prestiti S.p.a., la
quale assume tutti i beni, diritti e rapporti giuridici attivi e passivi di
Infrastrutture S.p.a., incluso il patrimonio separato, proseguendo in tutti i
rapporti giuridici attivi e passivi anche processuali”. Con decreto
27.12.2006 il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha dato attuazione alla
norma, autorizzando la Cassa Depositi e Prestiti a “promuovere le iniziative
necessarie per ottenere l'adesione, da parte dei creditori del patrimonio
separato, all'accollo da parte dello Stato delle obbligazioni derivanti dai
titoli descritti negli allegati 1, 1A e
1B, parte integrante del presente decreto, dai mutui descritti negli allegati 2 e 2A, anch'essi parte integrante
del presente decreto, con liberazione del
patrimonio separato costituito da Infrastrutture S.p.a. La «CDP S.p.a.»
promuove altresì analoghe iniziative per la cessione a favore dello Stato dei
contratti di copertura indicati nell'allegato 3, anch'esso parte integrante del
presente decreto, con liberazione del
patrimonio separato costituito da Infrastrutture S.p.a. Gli oneri
derivanti dai rapporti di cui agli allegati citati nel precedente comma sono
assunti direttamente a carico del bilancio dello Stato con efficacia dalla data
del presente decreto, e sono imputati sui rispettivi capitoli dello stato di
previsione della spesa del bilancio dello Stato, per gli interessi e per il
rimborso prestiti. Gli eventuali pagamenti ricevuti dalle controparti per
effetto delle operazioni di copertura indicate nell'allegato 3 sono versati
agli appositi capitoli dello stato di previsione dell'entrata del bilancio
dello Stato. Alla liquidazione del patrimonio separato si procede secondo le
modalità previste dall'art. 2447-novies del codice civile.
Ottenute le liberazioni del patrimonio separato dalle obbligazioni di cui agli
allegati menzionati al precedente art. 1, sono estinti i rapporti giuridici
anche di garanzia derivanti dal richiamato in premessa e cessa pertanto la
destinazione dei crediti e proventi di cui al comma 4 dell'art. 75 della legge
n. 289 del 2002”.
A
seguito di tali disposizioni le obbligazioni derivanti dai contratti di cui
sopra sono state accollate, ai sensi del comma 969 della legge finanziaria
2007, precedentemente evocato, al bilancio dello Stato, con conseguente
liberazione del patrimonio separato di Infrastrutture s.p.a..
Relativamente
alle operazioni di copertura del rischio di variazione dei tassi di interesse,
le risultanze ad oggi verificate sono di carattere assolutamente negativo. I
dati disponibili relativi agli esercizi 2006 2007 e 2008 forniscono un netting complessivamente negativo
di euro 126.049.504 di cui 81.437.959 relative al 2006,
34.266.643 al decorso esercizio e 10.344.902 caratterizzanti in via
provvisoria l’attuale (per il dettaglio finanziario delle operazioni di
copertura si rinvia al successivo paragrafo 7). L’unica attività maturata
riguarda gli swap UBS relativi al 2008 da cui emerge un netting attivo di euro
88.166 ampiamente compensato in negativo dal netting degli altri derivati.
Mentre le passività delle gestioni swap gravano sul capitolo inerente
al pagamento degli interessi (soluzione contabile in linea di massima corretta,
pur trattandosi nel caso di specie di contratti derivati ma distinti dal
prestito principale) le entrate vengono confuse nel capitolo “omnibus” 3240
dell’entrata avente ad oggetto “Somme dovute dalla Banca d’Italia a titolo
di eccedenza del rendimento di tutte le attività nei confronti del Tesoro e a
titolo di remunerazione del saldo relativo al conto “Disponibilità del Tesoro
per il servizio di Tesoreria”, nonchè introiti relativi ad eventuali interventi
sulla gestione del debito”.
Detta soluzione sembra collidere con i principi di specificazione,
significatività e trasparenza, perché le risorse allocate in detta posta di
entrata sono di natura eterogenea e caratterizzate da cadenze economiche e
giuridiche del tutto diverse.
4.
Analisi della vicenda ISPA – Il mancato raggiungimento degli obiettivi attesi
dalla complessa operazione economico-finanziaria - La crisi della ipotesi di
autofinanziamento
I risultati amministrativi all’esame di
questa Corte non possono prescindere da un sintetico ma significativo
inquadramento della vicenda ISPA, la società pubblica istituita sulla base del
decreto legge 63/02 e rapidamente tramontata nel 2006.
La società era nata, pur nella
sinteticità degli enunciati normativi che la riguardano,
per promuovere la realizzazione di opere di pubblica utilità, anche attraverso
la finanza di progetto, in modo tale da alleggerire il peso sulle finanze
pubbliche ed efficientarne la gestione patrimoniale.
In quest’ottica l’art. 8 del decreto
legge prevedeva la possibilità di creare patrimoni separati per il finanziamento di particolari infrastrutture.
Il Presidente pro tempore della
Corte, nell’apposita audizione parlamentare del 7.5.2002, esprimeva alcune
perplessità in ordine alle modalità e alla coerenza interna dell’articolato
normativo riguardante ISPA.
In particolare, egli osservava che :
a) la
creazione della Società Infrastrutture (e quella della gemella Società
Patrimonio) era priva di una precisa relazione tecnica in ordine ai tempi, alle
modalità, al contenuto e all’impatto sui conti pubblici delle competenze ad
essa assegnate;
b) in
particolare non erano specificati gli effetti favorevoli attesi, rispetto ai
vincoli di finanza pubblica, all’indebitamento pubblico, al conto consolidato
delle pubbliche amministrazioni;
c) la
straordinaria dimensione quantitativa dei flussi generati dall’operazione
avrebbe potuto sottrarre al controllo parlamentare una serie di decisioni
idonee ad incidere pesantemente sulle prospettive future della finanza
pubblica;
d) diversi
aspetti contabili di rilevante complessità non erano messi a fuoco dalla
richiamata normativa e, in particolare, quelli inerenti ad una chiara
illustrazione del collegamento patrimoniale tra la gestione TAV – ISPA ed il
bilancio dello Stato, e più in generale con la contabilità economica nazionale;
e) i
dati in possesso della Corte non consentivano di esprimere un giudizio circa la
esistenza della copertura finanziaria della garanzia statale sui titoli emessi
dalla Società Infrastrutture ai sensi dell’art. 8, comma 2, del citato decreto
legge;
f) per
i beni demaniali e quelli del patrimonio indisponibile le misure
adottate non sembravano sufficienti ad assicurare la tutela del sotteso
interesse pubblico, soprattutto in considerazione della possibilità che gli
stessi confluissero in patrimoni separati, collegati a singole operazioni di
finanziamento.
Il Presidente della Corte
raccomandava profonda cautela negli interventi di finanza straordinaria evocati
da un così radicale affidamento esterno della gestione del patrimonio
immobiliare e mobiliare dello Stato. Intervento la cui dimensione poteva essere
stimata alla luce delle carenti informazioni contenute nella legge solo in
astratto, non essendone determinata in concreto la consistenza economico
finanziaria. Ciò, anche in considerazione dei rischi del mercato globale, cui
un simile audace inserimento poteva andare incontro.
Purtroppo le preoccupazioni esposte da questa
Istituzione di controllo hanno trovato rispondenza nei risultati effettivamente
conseguiti al termine delle operazioni precedentemente richiamate. Dopo appena
quattro anni, infatti, la società Infrastrutture è stata incorporata in Cassa
Depositi e Prestiti: in tale operazione è stato incluso anche il patrimonio
separato TAV, costituito per le finalità ricordate nella presente relazione.
Tale
patrimonio consisteva in titoli e prestiti interbancari peraltro già utilizzati
da TAV e RFI ed in particolare dei crediti e proventi della Società derivanti
da ciascun prestito erogato ai debitori nell'ambito della convenzione-quadro,
“Credit Facility Agreement”, inerente al complesso dei prestiti successivamente
stipulati da ISPA a partire dall’esercizio 2009.
La seguente
tabella illustra la movimentazione del portafoglio crediti del patrimonio
separato:
DESCRIZIONE
|
31
dicembre 2006
|
31
dicembre 2005
|
|
a)
Situazione iniziale
|
12.204.000.000
|
-
|
|
b)
Variazioni in aumento
|
1.363.528.738
|
12.488.445.700
|
|
b.1 Erogazioni (valore nominale)
|
746.000.000
|
12.204.000.000
|
|
b.2 Interessi da ricevere
|
617.528.738
|
284.445.700
|
|
c)
Variazioni in diminuzione
|
-617.528.738
|
284.445.700
|
|
c.1 Incassi
|
-617.528.738
|
284.445.700
|
|
d)
Situazione finale
|
12.950.000.000
|
12.204.000.000
|
Al 31.12.2006 nel patrimonio separato non sono presenti
crediti giunti a scadenza e non ancora incassati.
La
documentazione afferente alla procedura di liquidazione e la pertinente nota
istruttoria hanno
evidenziato che l’intero peso economico della operazione è stato accollato allo
Stato, il quale si è assunto l’onere del rimborso dei titoli emessi, liberando
la subentrata Cassa Deposti e Prestiti dai rapporti contrattuali che avrebbe
ereditato senza l’intervento “a piè di lista” dell’Erario.
Le
banche finanziatrici hanno sottoscritto con il Ministero dell’economia e delle
finanze un accordo consistente nell’assunzione da parte dello Stato di tutti i
rapporti ereditati dalla disciolta società.
Dalla
documentazione acquisita in istruttoria è emerso che la Società non si era
limitata ad emettere prestiti obbligazionari, ma aveva anche adottato
operazioni di copertura attraverso la sottoscrizione di swap.
Questi derivati - come è noto –
presuppongono una gestione continua, al fine di adottare le opzioni più
favorevoli consentite durante il lungo arco della loro durata.
Gli
istituti coinvolti nelle operazioni finanziarie in questione sono BEI, JP
Morgan Chase, Banca Opi S.p.A, diverse banche tramite Agenzia di Societè
Generale, Morgan Stanley, Lehman Brothers, UBS limited e Depfa Bank. L’entità
delle singole operazioni è illustrata nell’allegato A.1 alla presente
relazione.
Alle
operazioni compiute in sede societaria non ha fatto riscontro alcuna correlata
informativa circa l’impatto sul bilancio dello Stato di tale estrapolazione
della gestione del patrimonio separato. Di qui la necessità e complessità della
presente istruttoria circa il numero, la dimensione, la natura giuridica e le
tendenze evolutive delle operazioni richiamate nei successivi paragrafi e nei
pertinenti allegati. Quel che appare difficilmente controvertibile, nel caso di
specie, è che ai rilevanti oneri caricati sul bilancio dello Stato non fa
riscontro alcun provento derivante dalle evocate operazioni.
Nessun
commento è riservato al confronto tra gli effetti favorevoli, in termini di
vincoli di finanza pubblica e di indebitamento, e risultati conseguiti;
confronto che non sarebbe quasi certamente positivo, e forse nemmeno possibile,
in considerazione del fatto che la Società Infrastrutture si è dedicata
soprattutto ad operazioni di approvvigionamento finanziario, non correlate da
riscontri circa la convenienza delle stesse e l’effettivo espletamento di un
confronto concorrenziale tra i potenziali partner. Di queste apodittiche
operazioni lo Stato sembra essersi limitato a recepire acriticamente gli
effetti economico giuridici.
A
livello parlamentare non risulta che gli esiti non soddisfacenti di questa
operazione siano stati oggetto di approfondita discussione ed analisi critica.
Nella
seduta del Senato del 21.01.2003 il presidente dell’ISPA aveva fatto presente
che il meccanismo delineato permetteva di escludere una ricaduta sul debito
pubblico; in caso contrario il patrimonio di Infrastrutture S.p.A. si sarebbe
dissolto nel giro di pochi anni.
L’evidenza
dei fatti dimostra che proprio questo si è verificato; più correttamente
potrebbe dirsi che il patrimonio separato non si sia mai costituito dal momento
che i ricavi della TAV erano ipotizzati a partire dal 2009,
mentre le risorse di riequilibrio dell’iniziativa erano fin da allora accollate
dalla legge finanziaria allo Stato. In realtà – al di là delle rassicurazioni
fornite nella richiamata seduta parlamentare – fin dall’inizio appariva
aleatorio un recupero in termini di autofinanziamento del capitale investito.
Nessun riscontro concreto è stato dato in ordine alla dichiarazione del
Presidente di ISPA, avvenuta nel corso della citata audizione, secondo cui “sulla
base di modelli matematici più che affidabili, si è appurato che un allungamento
della durata massima della concessione TAV dal 2041 al 2061 permetterebbe di
ripagare totalmente il debito”.
L’equilibrio
finanziario non è stato al centro delle decisioni assunte da ISPA e neppure
delle direttive linee guida in proposito emanate dal Ministero dell’economia e
delle finanze, dal momento che in alcun documento acquisito nel corso della
presente istruttoria emerge un attendibile riparto tra le quote assunte a
carico dello Stato e quelle a carico del settore privato. A quest’ultimo è stato
riservato un mero ruolo di approvvigionamento finanziario, attraverso sistemi
tradizionali e innovativi, senza che allo stesso sia stato caricato alcun
rischio imprenditoriale, presupposto inscindibile di qualsiasi vera tecnica di
project finance.
In
termini di raffronto tra obiettivi normativi e risultati raggiunti, non può non
rilevarsi il mancato raggiungimento dello scopo enunciato all’articolo 75,
comma 1, della legge 289/2002 di realizzare, attraverso la complessa
operazione, la riduzione dei conseguenti oneri a carico dello Stato, che al
contrario, ha dovuto affrontare al termine dell’esercizio 2006 la
sopravvenienza passiva di 12.950.000.000 euro, confermandosi, in tal modo, le
preoccupazioni esposte dal Presidente della Corte nella citata audizione del
2002.
La
norma prevedeva anche l’adozione di criteri di trasparenza e di economicità, il
cui rispetto non sembra essere avvenuto, dal momento che i fatti oggetto della
presente istruttoria sono stati ricostruiti per la maggior parte attraverso la
lettura di documenti non pubblicati e comunque non leggibili da un operatore di
media diligenza senza una adeguata guida cronologica e teleologica degli
eventi. Analoghe considerazioni riguardano il rispetto del preteso criterio di
economicità, dal momento che fin dagli atti preparatori, ed anche
successivamente, non è stata data prova di studi economici di fattibilità,
ricognitivi delle alternative gestionali possibili e dimostrative della
vantaggiosità della soluzione prescelta, rispetto a quelle tradizionali o ad
altre pratiche di project finance meno anomale di quella adottata. Dalla
documentazione istruttoria acquisita da Cassa Depositi e Prestiti, in quanto
ente subentrante alla disciolta ISPA, risultano soltanto ipotesi formali e non
strettamente quantificate con frequenti rinvii alle condizioni bancarie
esistenti al momento dell’avvio della procedura di finanziamento. In
particolare non esistono quantificazioni estimative circa i flussi di cassa
ipotizzati e la quantificazione degli oneri integrativi gravanti sullo Stato,
ai sensi dell’art. 75, comma 1, della legge 289/2002, nonché la individuazione
degli operatori di trasporto che avrebbero utilizzato l’infrastruttura
ferroviaria con i prevedibili proventi a ciascuno degli stessi riferiti. Dalla copiosa documentazione inviata in data
21.10.2008 prot. 1601/08 da Cassa Depositi e Prestiti si rileva che un solo
documento (peraltro non datato e sottoscritto) del Ministero delle
Infrastrutture e dei trasporti, intitolato “Piano di priorità degli
investimenti sull’infrastruttura ferroviaria – Aggiornamento 2004 – Sistema
AV/AC – Nota di sintesi e di valutazione dei dossier elaborati da RFI spa” formula
dubbi e perplessità circa l’attendibilità degli equilibri economici inerenti al
progetto “Patrimonio separato”. Nelle considerazioni conclusive si legge
infatti che “l’effettivo verificarsi dei risultati esposti nelle soluzioni
proposte da RFI dipende strettamente ... dal verificarsi del traffico previsto
sui nuovi assi ferroviari AV/AC e delle conseguenti previsioni di ricavi da
pedaggi per lo stesso traffico; dal rispetto dei tempi di conclusione e dei
costi di realizzazione delle opere ... Va inoltre considerato il diverso
grado di attendibilità delle previsioni dei costi di costruzione e di
esercizio contenute nei dossier di cui trattasi, rispetto alle stime di
traffico e di ricavi derivanti dall’esercizio delle nuove linee AV/AC. Le
prime ... possono essere considerate abbastanza prossime ai valori finali. Le
seconde, invece, relative ai volumi di traffico ed ai ricavi derivanti dallo
sfruttamento delle nuove linee, si proiettano in tempi di lunga durata (un
cinquantennio circa) nel corso dei quali molte variabili esterne alle volontà
ed ai comportamenti del gestore dell’infrastruttura, delle imprese ferroviarie
e degli stessi pubblici poteri sovranazionali, nazionali e regionali, possono
influenzare positivamente o negativamente, e in misura più o meno ampia, il
conseguimento dei risultati ipotizzati nei dossier. ... Infine si fa
presente che la realizzazione delle linee AV/AC e l’adozione di nuovi modelli
di esercizio della rete determineranno la liberazione di tracce sulla rete
tradizionale. L’utilizzo di detta capacità, quindi, costituirà una opportunità
per il trasporto pubblico locale, ma anche una possibile criticità per
quanto riguarda le occorrenze finanziarie dei soggetti committenti (in
primo luogo le regioni).”
In
questo contesto non sembrano appropriate le conclusioni e le motivazioni
elaborate da ISPA nella relazione istruttoria alla iniziativa secondo cui “L'operazione
proposta consente ad ISPA di dare idonea attuazione all'art. 75 della legge 27
dicembre 2002, n. 289. La struttura dell'operazione consente la minimizzazione
del rischio di credito a carico di ISPA, assimilabile al rischio di credito dello
Stato, e il trasferimento ai Debitori (e in ultima istanza allo Stato) dei
conseguenti benefici in termini di costo della provvista, secondo criteri di
economicità e trasparenza. La Struttura dell'operazione ha inoltre ricevuto la
provvisoria approvazione di Eurostat
ai fini della esclusione dell'indebitamento di RFI/TAV e del patrimonio
segregato di ISPA dal debito della Pubblica Amministrazione.”
Le
esposte incognite lasciate aperte al momento di avviare il costoso e complesso
progetto appaiono propedeutiche a qualsiasi iniziativa di tal genere, non
potendosi ragionevolmente ipotizzare il successo di un simile iter
procedimentale, senza una ricognizione e una simulazione degli effetti delle
numerose variabili incidenti sui risultati del progetto stesso.
Corollario probatorio della interpretazione dei fatti formulata in
questa sede è il richiamo legislativo alle norme regolatrici la liquidazione
del patrimonio separato (articolo 2447 novies del codice civile espressamente
enunciato nel decreto del MEF 27.12.2006), le quali includono detta fattispecie
nella ipotesi di impossibilità “dell’affare cui è stato destinato il
patrimonio”.
In proposito va sottolineato come una indiretta tutela degli interessi
erariali si sia concretata attraverso la opportuna rinuncia da parte di ISPA a
portare a termine il programma di finanziamento, realizzato solo per il 50%,
dal momento che la previsione iniziale del 23 dicembre 2003 contemplava un
limite all’accesso creditizio pari a 25 miliardi di euro.
Quanto
alla preoccupazione espressa dalla Corte dei conti nella audizione del 7 maggio
2002, è da rilevare che effetti pregiudizievoli in ordine alla tutela dei beni
demaniali e del patrimonio indisponibile dello Stato non si sono verificati,
non tanto per accorgimenti tecnico-giuridici del modello di finanziamento
adottato, quanto per il fatto che il “patrimonio separato” non è consistito in
beni economici di valore certo, ma ha riguardato solamente ipotetiche e non
esattamente specificate risorse future.
Rispetto
ai profili contabili dei rapporti TAV, ISPA, Cassa Depositi e prestiti e
Ministero dell’economia e delle finanze non è stato possibile reperire
valutazioni e notizie soddisfacenti, anche con riguardo ai principi contabili
rispettivamente adottati nelle diverse gestioni del bilancio. Certamente nel
bilancio della holding FF.SS. i benefici conseguenti all’accollo testimoniano e
concretano un andamento gestionale positivo, che potrebbe essere fuorviante
sotto il profilo della valutazione del management societario, dal momento che
lo stesso è meccanicamente indotto dalla correlata operazione di scarico degli
oneri sull’Erario.
Sempre
con riguardo alle preoccupazioni sollevate dalla Corte sulla nascita della
Società Infrastrutture, va sottolineato come probabilmente il grave sacrificio
imposto all’Erario abbia trovato consistenti motivazioni nella tutela degli
interessi pubblici sottesi all’operazione.
Per quel che concerne infine i rischi del mercato globale è il caso di
rilevare come uno degli istituti coinvolti nell’operazione, la “Lehman
Brother”, sia attualmente sottoposta a procedura fallimentare. Nel caso di
specie – a meno di singolari configurazioni degli swaps sottoscritti – la
posizione del Ministero dovrebbe essere di tipo debitorio e quindi non esposta
ai rischi della procedura fallimentare. Tuttavia, proprio alla luce di tale e
straordinaria evenienza, si imporrà a breve, in ambito ministeriale, la
necessità delle più appropriate decisioni circa la gestione del rapporto.
Infine da un punto di vista contabile, anche alla luce dei principi
generali d’ordine costituzionale, sottesi alla natura della legge finanziaria,
appare anomala la disposizione contenuta nel comma 1364 della legge 296/2006
(finanziaria 2007), la quale ha fatto retroagire gli effetti di detta finanziaria
sul precedente esercizio 2006, aggravandone i risultati di amministrazione in
modo imprevedibile e consistente, data l’entità del debito così iscritto pari
ad euro 12.950.000.000
più gli interessi pari ad euro 617.816.738.
5. Analisi della gestione finanziaria dei
rimborsi e carenza delle informazioni a supporto
Un primo profilo dell’analisi riguarda la capacità di programmazione ed
in particolare quella di stimare in modo attendibile e preciso gli stanziamenti
di bilancio.
Nella fattispecie in esame, soprattutto per il rimborso delle quote di
capitale, la stima dovrebbe essere caratterizzata da precisione assoluta,
essendo riferita a clausole contrattuali esattamente specificate. Anche quando
i contratti prevedono opzioni di slittamento nella restituzione del capitale,
questa ipotesi dovrebbe essere già considerata in sede di programmazione, a
meno di non essere gestita in sede di variazioni di bilancio, laddove
particolarissime situazioni contabili o del mercato finanziario non
suggerissero cambiamenti di linea rispetto al programma annuale. Nessuna di
queste ipotesi sembra essersi realizzata: tuttavia dai prospetti B1 e B2 si
evince una discrasia tra gli stanziamenti di competenza e i pagamenti relativi
agli interessi e al capitale rimborsato nel periodo 2004-2007.
In particolare sorprendono gli scostamenti inerenti al pagamento del
capitale. Essi ammontano complessivamente, per l’intero quadriennio, ad euro 31.187.417,
sommatoria dei valori 11.921.912, 18.738.896, 151.033 e 375.576, riferiti agli
anni 2004, 2005, 2006 e 2007.
Considerato che l’Amministrazione non sembra aver assunto decisioni circa
la gestione di detto debito, la discrasia può essere imputabile solo ad
imprecisioni nel calcolo degli oneri, non potendosi giustificare le discrepanze
con meri arrotondamenti. Le differenze tra prescrizioni contrattuali e
stanziamenti di bilancio provocano indirettamente la immobilizzazione di
risorse utili al fabbisogno statale complessivo o, addirittura, nel caso di
sottostima, creano potenziali debiti fuori bilancio. Nella fattispecie in esame
le patologie riscontrate sembrano appartenere soltanto alla prima categoria.
Anche nella stima degli interessi si sono verificate nel quadriennio
2004-2007 ampi scostamenti rispetto a quanto effettivamente maturato. Essi
ammontano complessivamente, per l’intero quadriennio, ad euro 74.820.616,
sommatoria dei valori 28.435.420, 20.363.747, 14.094.161 e 11.927.288, riferiti
agli anni 2004, 2005, 2006 e 2007. Pur considerando che la maggior parte dei
prestiti presenta un tasso variabile, le dimensioni degli scostamenti lasciano
trasparire stime alquanto approssimative. Sul punto si rinvia al paragrafo 9
della presente relazione.
Per i prestiti assunti a seguito dell’operazione TAV-ISPA risultano ad
oggi pagate quote di rimborso del capitale per 2 miliardi di euro (cfr.
Allegato B.4), mentre la situazione dei pagamenti per interessi è
analiticamente illustrata nel prospetto B.3.
Detto prospetto evidenzia fenomeni di scostamento tra la stima in sede
previsionale e il debito effettivamente onorato dall’Amministrazione. Essi
ammontano complessivamente per il biennio 2006-2007 ad euro 3.703.736 sommatoria
dei valori 183.262 e 3.520.474 riferiti rispettivamente al 2006 e
al 2007.
Per questa situazione
valgono analoghe considerazioni a quelle formulate per la gestione finanziaria
dei prestiti indicati agli allegati B.1 e B.2.
La seconda analisi riguarda i profili patrimoniali delle gestioni in
esame e la loro illustrazione contabile: a tal fine gli allegati A.1 e A.2
evidenziano i prestiti contratti da FF.SS. e da altre società della holding non
ancora estinti al 31.12.2007.
L’analisi effettuata in questa sede supplisce alla carenza di
informazione contabile contenuta nel bilancio statale: essa infatti non si
limita – come il bilancio dello Stato – alla dimensione finanziaria, ma si
estende alla intera configurazione patrimoniale del debito, come consolidato
negli esercizi 2007 e 2008. In detti
prospetti, accanto ai dati finanziari ricavabili direttamente dal bilancio,
sono allocate le quote di capitale residuo da restituire nonché la durata dei
prestiti stessi. Per il 2007 il riferimento alla situazione finanziaria è ai
pagamenti, mentre per il 2008 agli stanziamenti di competenza.
All’allegato A.1 sono da collegare gli allegati A.3, A.3.1, A.3.2.,
A.3.3, A.3.4 e A.3.5 i quali illustrano il quadro storico riassuntivo dei
prestiti accollati allo Stato nel 1996. In valore euro il capitale da
restituire ammontava ad euro 31.193.478.511 mentre all’inizio del 2007
risultava ridotto a 2.080.104.732.
Come la obiettiva configurazione delle cifre dimostra, si trattava di un
accollo pesantissimo, tale da sconvolgere i già precari equilibri del bilancio
pubblico dell’epoca.
La composizione del debito già contratto (cfr. allegato A.3) consisteva,
per la percentuale del 33,59%, in capitale residuo di prestiti nazionali, per
il 32,26%, in capitale da prestiti obbligazionari nazionali, per il 21,28%, in
capitale da prestiti in divisa estera sia bancari che obbligazionari, per il
12,87%, da capitale per prestiti contratti con Eurofima.
I successivi allegati A.3.1, A.3.2., A.3.3 e A.3.4 individuano
analiticamente gli istituti di credito coinvolti, gli importi nominali dei
prestiti, l’anno di stipula del prestito, la sua scadenza, il debito residuo e l’eventuale
rinegoziazione. Nell’allegato A.3.5 viene rappresentata la situazione dei
prestiti già autorizzati da leggi vigenti, e non ancora contratti alla data di
accollo (21.03.1997), per euro 7.981.568.780.
Come si può osservare, alcuni prestiti rimontavano agli anni ’50 e non
erano ancora estinti, in alcuni casi per la durata originaria del prestito, in
altri per la rinegoziazione dello stesso.
Mette conto sottolineare come ad alcuni di questi prestiti (cfr.
allegato A.3.3), quelli contratti in divisa estera, si siano sovrapposti fin
dagli anni ’90 i contratti derivati swap, che in alcuni casi servivano ad
allungare la durata del debito (cfr. Morgan Stanley), in altri probabilmente a
garantirne la stabilità dei tassi.
I dati illustrati sono per la maggior parte di tipo storico, essendo
rimasti attivi, come si evince dall’allegato A.1, soltanto n. 9 prestiti
derivanti dall’originario accollo del 1996: tuttavia la loro analisi è
emblematica di alcune gravi patologie (rispetto ai canoni di sana gestione
finanziaria), che hanno caratterizzato queste operazioni di spostamento del
debito dall’ente gestore del servizio pubblico all’Amministrazione statale.
L’onere trasferito, al di là della ratio legis legittimante, sulla quale non
possono essere espresse valutazioni in questa sede (salvo quelle
successivamente esposte in termini di impatto della legislazione), è tale da
configurare, da un lato, lo stato di dissesto dell’Ente stesso, prima del
sacrificio erariale, dall’altro, una tendenza dell’Amministrazione statale a
succedere, in modo acritico ed indiscriminato, in tutte le obbligazioni da
questo assunte, ratificandosi in tal modo decisioni gestionali molto
problematiche, che avrebbero meritato un sindacato sulla responsabilità di chi
le aveva poste in essere. Senza scendere nel dettaglio delle singole
operazioni, è emblematica la lettura dell’allegato A al Decreto ministeriale n.
146206 del 21.03.1997 per constatare come alcune operazioni di finanza
tradizionale e creativa fossero palesemente non vantaggiose e quindi causa di
quel dissesto, che l’Ente gestore del servizio ebbe a scaricare per legge
sull’Amministrazione dello Stato.
Rinviandosi al successivo paragrafo le osservazioni circa il dovere di
vigilanza e ingerenza dello Stato finanziatore sulle proprie società, mette
conto ribadire che l’assunzione massiccia e globale a carico dell’Erario dei
debiti del gestore del servizio, non “ripulisce” le responsabilità e le
condotte gravemente lesive dell’equilibrio finanziario del servizio stesso.
Il grave impatto sulla finanza pubblica dell’operazione del 1996 avrebbe
probabilmente dovuto essere di monito per il successivo indebitamento,
realizzato con modalità giuridiche innovative ma conforme, nella mancata
prevenzione degli effetti negativi, alla esperienza precedente.
Dal punto di vista dell’autocorrezione, pur prendendosi atto che alcuni
effetti derivano direttamente dalle norme primarie, una lettura storica delle disfunzioni avrebbe potuto evitare una
operazione, come quella del patrimonio separato ISPA, in cui fin dall’inizio
tutti i rischi, compresi quelli derivanti dalla imprecisa stima delle risorse,
gravavano nuovamente sull’Erario.
Pur risultando sostanzialmente univoca, in relazione ai prospetti A.1 e
A.2, l’analisi successivamente esposta ha avuto quale principale riferimento i
dati 2007, essendo i pagamenti elemento più significativo rispetto alle
previsioni di competenza.
La durata media dei prestiti residui del primo accollo (anni ’90) risulta
inferiore ai prestiti Alta velocità stipulati nel biennio 2004-2005. La prima
si stabilizza sui 14 anni (il dato sarebbe tuttavia più elevato se si
considerassero tutti i prestiti in essere alla data del 1996), mentre la
seconda si attesta a 27 anni.
Le formule contrattuali atipiche e la incidenza dei cambi per i prestiti
contratti in divise estere impediscono un raffronto dei tassi di interesse
realmente corrisposti, anche se nel successivo paragrafo relativo all’analisi
giuridico-economica dei contratti saranno formulate alcune valutazioni sotto
questo profilo.
Al dicembre 2007 il capitale residuo da restituire complessivamente è di
euro 14.364.736.941, a fronte di un debito iniziale di esercizio di euro
14.559.361.366.
Dal confronto tra le colonne 13 e 10 si evince che nel 2007 è stato
rimborsato capitale pari ad euro 194.624.429 pari all’1,34% del debito
complessivo residuo.
I contratti in questione prevedono talvolta clausole di rinegoziazione
con allungamento dei tempi di ammortamento.
La rinegoziazione dei prestiti risulta ispirata piuttosto a mere
esigenze di cassa che a parametri quali ad esempio il ciclo di vita del bene
realizzato, il reddito dallo stesso prodotto negli anni di impiego, la utilità
concretamente rivestita per le generazioni di utenti e contribuenti coinvolte.
A ciò si aggiunge che il passaggio di questi oneri dal bilancio
privatistico delle società pubbliche interessate a quello dello Stato, recide
drasticamente i collegamenti di carattere economico-patrimoniale con le opere
concretamente finanziate.
6. Sostenibilità finanziaria della gestione del debito ed equità
intergenerazionale
Diversi ordini di considerazioni nascono dall’analisi dei dati
economico-finanziari.
Esse investono in particolare i profili di sostenibilità finanziaria dei
sistemi e delle politiche pubbliche del nostro Paese.
Durante la V Conferenza EUROSAI/OLACEFS (Lisbona – 11 maggio 2007) è
stato sottolineato come la sostenibilità finanziaria, ed in particolare quella
dell’indebitamento, sia una rilevante priorità dei Governi nell’area della
globalizzazione.
Il controllo dell’indebitamento è necessario per limitare il carico
tributario sui presenti e futuri contribuenti e per soddisfare gli impegni con
i creditori e i finanziatori a fondo perduto e, nell’ambito della Unione
Monetaria Europea, è fondamentale per rispettare gli accordi di stabilità
finanziaria tra gli Stati.
In relazione a questi profili sono stati svolti una serie di
approfondimenti istruttori volti a verificare la sostenibilità finanziaria e la
equità del complesso procedimento posto in piedi dallo Stato e dalle sue
società.
In particolare
sono stati chiesti chiarimenti in ordine:
a)
all’esistenza di studi di fattibilità circa le alternative
consentite dalla vigente legislazione e dai mercati finanziari per realizzare
gli investimenti oggetto della presente relazione;
b)
alla correlazione tra termini, durata, entità dei
finanziamenti e valore dei beni, oggetto dell’investimento, loro ciclo
produttivo, nonché modalità di ammortamento;
c)
alla specificazione nell’arco temporale di vita dei contratti
di finanziamento, dei carichi gravanti sugli utenti e sui contribuenti in
rapporto ai benefici contemporaneamente conseguiti.
Il Ministero dell’economia e delle finanze e la Cassa Depositi e Prestiti
(per la parte di propria competenza nella veste di soggetto incorporante ISPA)
non sono stati in grado di rispondere ai quesiti istruttori illustrati: la
posizione dei funzionari preposti ai competenti uffici appare piuttosto
impegnata a garantire la copertura finanziaria e la puntualità dei pagamenti
che ad investigare sulle cause e gli effetti di questo meccanismo, che tende a
trasformare lo Stato in semplice mallevadore di obbligazioni e comportamenti
autocraticamente adottati dalle proprie società.
Ciò riduce i principi manageriali del controllo e della gestione ad
acritica esecuzione di decisioni assunte in altra sede. Questa prassi non si
può giustificare con l’argomento dell’intangibilità degli effetti contrattuali
perché la gestione di un debito di tale proporzione e di così articolata genesi
negoziale presuppone una continua lettura dinamica e critica delle clausole che
regolano i rapporti tra le parti: ciò non solo per adottare le opzioni meno
invasive per la finanza pubblica, ma anche per identificare la eziologia dei
risultati e, da questa, ricavare elementi di prevenzione per il futuro.
La presente affermazione sarà ulteriormente argomentata nel paragrafo
afferente alla analisi economico-giuridica dei contratti ereditati
dall’amministrazione statale.
Un primo corollario di queste osservazioni è che il pagamento “a piè di
lista” da parte dello Stato sottrae una rilevante fetta di risorse agli
investimenti sociali. In buona sostanza l’uso del debito pubblico
abbondantemente praticato da FF.SS., anche in periodi storici talvolta già
lontani nel tempo, e poi scaricato sull’Erario viene trasmesso a generazioni
future, senza che sia data alcuna prova che le stesse possano in qualche in
modo avvantaggiarsene: non esiste infatti alcuna relazione o documentazione,
negli atti a supporto dell’accollo del debito, dalla quale si evinca che allo
stesso siano correlati beni pubblici ancora produttivi al momento in cui tale
debito finirà di essere pagato.
Anzi, le modalità anodine con cui questi debiti vengono assunti lascia
intendere che gli effetti sulla distribuzione intergenerazionale delle risorse
non siano stati in alcun modo tenuti presenti e neppure calcolati in astratto.
Dovendosi prendere atto dell’assenza di una normativa specifica in
materia di equità intergenerazionale, non può sottacersi l’esigenza di
introdurre criteri semplici, ma stringenti, nella emissione e gestione del
debito pubblico, che tengano conto della esigenza di valutare quest’ultimo non
solo in termini puramente matematici rispetto al PIL, ma anche sostanziali.
Almeno a livello programmatico il consumo potenziale per le generazioni
future dovrebbe essere eguale a quello delle generazioni attuali e quindi ogni
ciclo di investimenti dovrebbe essere correlato attraverso procedimenti
istruttori finalizzati a tale verifica.
Il problema è ancora più insidioso quando – come nel caso di specie – lo
Stato adotta il sistema dell’accollo del debito a piè di lista poiché, in tal
modo, viene ad essere completamente impedita la tracciabilità del rapporto tra
i beni acquisiti col prestito e l’utilità dagli stessi rivestita nel tempo.
Nel caso in esame è impossibile acquisire, dagli atti a corredo del
bilancio e dai provvedimenti di spesa ad essi sottesi, alcun riferimento utile
a calcolare nel tempo la distribuzione dei costi e dei benefici tra le
generazioni di utenti e contribuenti interessati.
La emblematica crescita della durata dell’indebitamento emergente
dall’allegato A1, sottolinea, in un
periodo di crescente penuria di risorse da destinare all’investimento, la
necessità di istituire, per questa posta di debito così rilevante, indicatori
capaci di descrivere in modo esauriente la loro sostenibilità. Ciò a cominciare
dalla corretta illustrazione, nello stato patrimoniale dell’Amministrazione
pubblica, degli effetti di queste pratiche di accollo. Esse producono miglioramenti
dei risultati di gestione della holding FF.SS solo apparenti, dal momento che
questi non sono indotti dalla efficientazione dei servizi, ma dal correlato e
criptico scarico sul bilancio statale. Nella buona sostanza detti miglioramenti
non possono essere certo ascritti a meriti del management, ma al periodico
sacrificio dei contribuenti: le due ipotesi di accollo in realtà sono prodotte
da un graduale peggioramento del conto economico della società, il quale viene
scaricato sullo Stato ogni qualvolta superi il limite di guardia costituito
dalla sommatoria degli endemici sbilanciamenti tra i costi ed i ricavi. Il
risultato complessivo di queste operazioni è una cosmesi contabile, idonea a
lenire temporaneamente i problemi del management pubblico, ma incapace di
risolvere le questioni di fondo ed evidenziarne in modo trasparente la portata.
Per il futuro simili operazioni dovrebbero essere valutate
preventivamente, attraverso una istruttoria capace di rendere trasparente e
razionale sia il percorso decisionale presupposto, sia la successiva gestione
del debito, che non può essere consolidato nella configurazione esistente al
momento dell’accollo, ma attivamente gestito.
Ciò con riferimento soprattutto all’andamento dei mercati finanziari che
offre, con rilevante mutevolezza, opportunità e penalizzazioni. Si pensi, a
titolo esemplificativo, alla vicenda Lehman Brothers (che influisce – come
precedentemente evidenziato – anche sulla gestione in esame), il cui repentino
fallimento impone particolare accortezza e capacità valutativa nella gestione
dei crediti e dei debiti risultanti dai contratti swap e nella loro eventuale
rinegoziazione.
In termini pratici, ogni partita di bilancio riguardante la gestione di
debiti contratti da centri di gestione diversi dallo Stato dovrebbe essere
corredata, sia a livello preventivo che consuntivo, da relazioni contenenti
valutazioni economiche di medio termine, da obiettivi di risparmio, dalle
ragioni che hanno indotto tale soluzione, dalla parametrazione della spesa al
ciclo di vita e di produttività cui l’originario investimento risulta
correlato.
Allo stato attuale, invece, l’esposizione contabile è illustrata in
termini di mera cassa e, conseguentemente, risulta irriducibile a supportare
decisioni finalizzate ad una gestione attiva del debito,
dal momento che solo elementi di valutazione economica e giuridica, come quelli
ricavabili dai contratti ereditati e dalle condizioni soggettive dei creditori,
permettono di acquisire informazioni certe ed
armonizzate, necessario prodromo per scelte ponderate e mirate a
limitare l’invasività e l’iniquità dei rapporti ereditati. Rapporti che
consentono, di regola, margini di flessibilità, in relazione alle opzioni
contenute nel complesso articolato negoziale.
L’atipicità e la innovatività di alcuni modelli contrattuali (come gli
swap), a parte le considerazioni svolte nel successivo paragrafo dedicato ai
doveri di vigilanza dell’assuntore del debito, ne comporta modalità di gestione
basate sullo sviluppo dei sistemi di informazione e di governo elettronico
delle transazioni e ispirati alla chiara attribuzione di ruoli e responsabilità
dei dirigenti preposti.
7. Analisi economico-giuridica dei contratti
ereditati - Mancata rappresentazione degli effetti economici nel bilancio dello
Stato
L’analisi economico-giuridica
dei contratti ereditati dovrebbe essere presupposto indefettibile della loro
gestione, dal momento che la sinergica consapevolezza delle clausole giuridiche
e del loro significato economico è prodromica alle scelte che durante la vita
del rapporto devono essere compiute. Nelle fattispecie in esame la
documentazione acquisita non fornisce completi elementi per porre in essere
questa attività di raffronto tra le opzioni contrattuali e lo stato dei mercati
finanziari al momento della loro scadenza.
Per questo motivo l’analisi
successivamente formulata deve intendersi come contributo metodologico per
affrontare le relative problematiche, tenendo presente che concrete decisioni
inerenti alla gestione dei contratti dovrebbero essere supportate da attività
istruttorie complete ed aggiornate in tempo reale.
Ciò premesso, si è ritenuto di
dividere la descrizione dei contratti in essere secondo le due diverse fasi di
accollo del debito al bilancio dello Stato. Con riguardo ai contratti ereditati
nel 1996 ed ancora in essere al momento della presente indagine si possono
individuare due diverse tipologie:
a) obbligazioni
gestite con pool di banche;
b) mutui
con BEI (Banca Europea degli investimenti);
Alla categoria sub a) appartengono i contratti sotto
indicati:
Categoria A)
Contratto A.1 (in lingua inglese)
|
Data contratto
|
Firmato il 12 giugno 1989
|
|
Primo Manager (per come riportato sul
contratto)
|
Morgan Stanley
|
|
Soggetto finanziato
|
Ferrovie dello Stato
|
|
Destinazione
|
Legge 17/2/1981
|
|
Valore nominale
|
$ 500.000.000,00
|
|
Tasso
|
9,125%
|
|
Decorrenza interessi
|
luglio 1989
|
|
Rimborso quote capitale in una
unica soluzione
|
Lug-09
|
|
Valore di emissione (in percentuale
del nominale)
|
101,625%
|
|
Commissione di vendita (in
percentuale del nominale)
|
1,25%
|
|
Commissione di gestione e
sottoscrizione (in percentuale del nominale)
|
0,75%
|
|
Rimborso spese alle Banche
|
$ 55.000,00
|
|
Garanzia
|
Totale da parte dello Stato
|
|
Pagamento interesse
|
Posticipato al 6 luglio
|
|
Rimborso anticipato da parte
dell'emittente
|
Solo nel caso in cui una variazione
nella disciplina fiscale aumenti l'onerosità del prestito.
|
|
Riacquisto da parte dell'emittente
|
In qualsiasi momento a valore di mercato
|
|
Subscription agreement
|
Mancante
|
Contratto A.2 (in lingua
inglese)
|
Data contratto
|
Firmato 19 giugno 1990
|
|
Primo Manager (per come riportato sul
contratto)
|
Morgan
Stanley
|
|
Soggetto finanziato
|
Ferrovie dello Stato
|
|
Destinazione
|
Legge 17/2/1981
|
|
Valore nominale
|
$ 500.000.000,00
|
|
Tasso
|
9,125%
|
|
Decorrenza interessi
|
Luglio 1990
|
|
Rimborso quote capitale in una unica soluzione
|
lug-09
|
|
Valore di emissione (in percentuale del nominale)
|
99,60%
|
|
Commissione di vendita (in percentuale del
nominale)
|
0,20%
|
|
Commissione di gestione e sottoscrizione (in
percentuale del nominale)
|
0,10%
|
|
Rimborso spese alle Banche
|
$ 55.000,00
|
|
Garanzia
|
Totale da parte dello
Stato
|
|
Pagamento interesse
|
Posticipato al 6
luglio
|
|
Rimborso anticipato da parte dell'emittente
|
Solo nel caso in cui una
variazione nella disciplina fiscale aumenti l'onerosità del prestito.
|
|
Riacquisto da parte dell'emittente
|
In qualsiasi momento a
valore di mercato
|
|
Subscription agreement
|
Mancante
|
BREVE DESCRIZIONE
Si tratta di un prestito obbligazionario sotto la pari con scadenza al
2009 e pagamento annuale posticipato della cedola al 9,125%. Costi di emissione
0,30% Netto ricavo: 99,30% * Valore nominale
- $ 55.000
OPZIONI DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso:Concesso
solo in particolari ipotesi straordinarie legate a questioni fiscali. Ipotesi acquisto ed annullamento: E’
possibile in ogni momento, ma è molto probabile che il prezzo che si andrebbe a
pagare rifletterebbe comunque la particolare convenienza del tasso di interesse
per l’obbligazionista (9,125%) con onerosità sicuramente superiore al valore
nominale da restituire al 2009 in ipotesi di non acquisto sul mercato. Ipotesi Modifica delle condizioni: Non
presente
I contratti schematicamente
descritti appaiono assai onerosi per cui sarebbe conveniente ridurre o
addirittura estinguere il prestito. Occorrerebbe tuttavia verificare
preventivamente l’andamento dei prezzi di mercato delle obbligazioni per
valutare la eventuale convenienza di raccogliere attraverso una banca le
obbligazioni per estinguerle. Ovviamente decisioni in proposito dovrebbero
essere supportate da idonea istruttoria sull’andamento del mercato azionario.
Su queste ipotesi di gestione attiva pesa l’incognita del comportamento dei
detentori dei titoli, i quali potrebbero non gradire una proposta di rimborso
anticipato.
Alla
categoria sub b) appartengono i contratti sotto indicati:
Contratto B.1
|
Data contratto
|
Firmato 27 gennaio 1995
|
|
Banca
|
Banca Europea per gli Investimenti
|
|
Soggetto finanziato
|
F.S. S.p.A.
|
|
Destinazione
|
Linea Ferroviaria Verona – Colle del Brennero
|
|
Valore nominale
|
Lit 400.000.000.000
|
|
Tasso
|
LIBOR + 0,15, da determinarsi ogni trimestre
|
|
Decorrenza interessi
|
Marzo 1995
|
|
Rimborso quote capitale
|
Venti rate semestrali uguali, la prima al 15
settembre 2000 e l’ultima il 15 marzo 2010
|
|
Garanzia
|
Totale da parte dello Stato
|
|
Pagamento interesse
|
Posticipato semestrale
|
|
Rimborso anticipato da parte
della Società
|
In qualsiasi momento, sia parziale che totale,
senza commissione
|
BREVE DESCRIZIONE
Si tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è
Libor trimestrale più 0,15.
OPZIONI DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato: In ogni momento Ipotesi Modifica delle condizioni: Era
possibile passare ad un tasso fisso nel 1998, da individuarsi secondo le
condizioni correnti a quell’epoca.
Contratto B.2
|
Data contratto
|
Firmato 15
febbraio 1995
|
|
Banca
|
Banca Europea per gli Investimenti
|
|
Soggetto finanziato
|
F.S. S.p.A.
|
|
Destinazione
|
Linea Ferroviaria Verona – Colle del Brennero
|
|
Valore nominale
|
Lit 300.000.000.000
|
|
Tasso
|
LIBOR + 0,15, da determinarsi ogni trimestre
|
|
Decorrenza interessi
|
Aprile 1995
|
|
Rimborso quote capitale
|
Venti rate semestrali uguali, la prima al 15
febbraio 2000 e l’ultima il 15 marzo 2010
|
|
Garanzia
|
Totale da parte dello Stato
|
|
Pagamento interesse
|
Posticipato semestrale
|
|
Rimborso anticipato da parte
della Società
|
In qualsiasi momento, sia parziale che totale,
senza commissione
|
BREVE DESCRIZIONE
Si tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è
Libor trimestrale più 0,15.
OPZIONI DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato: In ogni momento Ipotesi Modifica delle condizioni: Era
possibile passare ad un tasso fisso nel 1998, da individuarsi secondo le
condizioni correnti a quell’epoca.
Contratto B.3
|
Data contratto
|
Firmato 7
novembre 1995
|
|
Banca
|
Banca Europea per gli Investimenti
|
|
Soggetto finanziato
|
F.S. S.p.A.
|
|
Destinazione
|
Reti
ferroviarie Ortona-Casalbordino, Porto di vasto-vasto e bivio Caloria-Bivio
Sarno e ammodernamento reti ferroviarie cancello-Sarno e del nodo di Napoli –
lavori complementari necessari per rendere operativa la linea Ortona-Casalbordino
|
|
Valore nominale
|
Lit 500.000.000.000
|
|
Tasso
|
LIBOR + 0,15, da determinarsi ogni trimestre
|
|
Decorrenza interessi
|
novembre 1995
|
|
Rimborso quote capitale
|
Venti rate semestrali uguali, la prima al 15
marzo 2001 e l’ultima il 15 settembre 2010
|
|
Garanzia
|
Totale da parte dello Stato
|
|
Pagamento interesse
|
Posticipato semestrale
|
|
Rimborso anticipato da parte
della Società
|
In qualsiasi momento, sia parziale che totale,
senza commissione
|
BREVE DESCRIZIONE: Si tratta
di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor trimestrale più
0,15
OPZIONI DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato: In ogni
momento Ipotesi Modifica delle
condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso nel 1998, da
individuarsi secondo le condizioni correnti a quell’epoca.
Contratto
B.4
|
Data contratto
|
Firmato 1
dicembre 1995
|
|
Banca
|
Banca Europea per gli Investimenti
|
|
Soggetto finanziato
|
F.S. S.p.A.
|
|
Destinazione
|
Reti ferroviarie Ortona-Casalbordino, Porto di
vasto-vasto e bivio Caloria-Bivio Sarno e ammodernamento reti ferroviarie
cancello-Sarno e del nodo di Napoli – lavori complementari necessari per
rendere operativa la linea Ortona-Casalbordino
|
|
Valore nominale
|
Lit 350.000.000.000
|
|
Tasso
|
LIBOR + 0,15, da determinarsi ogni trimestre
|
|
Decorrenza interessi
|
Giugno 1996
|
|
Rimborso quote capitale
|
20 rate semestrali a partire dalla scadenza
del preammortamento di 5 anni
|
|
Garanzia
|
Totale da parte dello Stato
|
|
Pagamento interesse
|
Posticipato semestrale
|
|
Rimborso anticipato da parte
della Società
|
In qualsiasi momento, sia parziale che totale,
senza commissione
|
BREVE DESCRIZIONE: Si tratta
di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor trimestrale più
0,15.
OPZIONI DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato: In ogni momento Ipotesi
Modifica delle condizioni: Era possibile passare ad un tasso fisso su
richiesta, ma è scaduto il termine.
Contratto
B.5
|
Data contratto
|
Firmato 18
dicembre 1995
|
|
Banca
|
Banca Europea per gli Investimenti
|
|
Soggetto finanziato
|
F.S. S.p.A.
|
|
Destinazione
|
Reti ferroviarie Ortona-Casalbordino, Porto di
vasto-vasto e bivio Caloria-Bivio Sarno e ammodernamento reti ferroviarie
cancello-Sarno e del nodo di Napoli – lavori complementari necessari per
rendere operativa la linea Ortona-Casalbordino
|
|
Valore nominale
|
Lit 350.000.000.000
|
|
Tasso
|
LIBOR + 0,15, da determinarsi ogni trimestre
|
|
Decorrenza interessi
|
Giugno 1996
|
|
Rimborso quote capitale
|
Venti rate semestrali uguali a partire dalla
scadenza del preammortamento di 5
anni
|
|
Garanzia
|
Totale da parte dello Stato
|
|
Pagamento interesse
|
Posticipato semestrale
|
|
Rimborso anticipato da parte
della Società
|
In qualsiasi momento, sia parziale che totale,
senza commissione
|
BREVE DESCRIZIONE: Si tratta
di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è Libor trimestrale più
0,15.
OPZIONI DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato: In ogni momento Ipotesi Modifica delle condizioni: Era
possibile passare ad un tasso fisso su richiesta, ma è scaduto il termine.
Contratto
B.6
|
Data contratto
|
Firmato 20
dicembre 1996
|
|
Banca
|
Banca Europea per gli Investimenti
|
|
Soggetto finanziato
|
F.S. S.p.A.
|
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Destinazione
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Ammodernamento
e potenziamento del sistema di controllo e segnalazione del traffico
ferroviario nella rete nazionale
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Valore nominale
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Lit 300.000.000.000
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Tasso
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LIBOR + 0,15, da determinarsi ogni trimestre
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Decorrenza interessi
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Giugno 1996
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Rimborso quote capitale
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Venti rate semestrali uguali a partire dal 15
giugno 2002 fino al 15 dicembre 2011
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Garanzia
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Totale da parte dello Stato
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Pagamento interesse
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Posticipato semestrale
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Rimborso anticipato da parte
della Società
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In qualsiasi momento, sia
parziale che totale, senza commissione
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BREVE DESCRIZIONE
Si tratta di un mutuo con un preammortamento di 5 anni. Il costo è
Libor trimestrale più 0,15.
OPZIONI DI MIGLIORABILITÀ: Ipotesi
Rimborso Anticipato: In ogni momento Ipotesi Modifica delle condizioni: Era
possibile passare ad un tasso fisso su richiesta nell’anno 1999
Con
riguardo ai contratti dell’Alta Velocità relativi al secondo accollo del 2006
si è ritenuto di individuare le singole fattispecie secondo il sottostante
schema sintetico e cronologico (in particolare la maggior parte dei prestiti
stipulati sono stati soggetti ad operazioni di swap, in relazione alle quali la
locuzione “notes” rimanda alla colonna 1 del successivo prospetto):
a)
in data 23.12.2003 è stato stipulato un contratto-quadro
c.d. credit facility agreement tra RFI, TAV e Infrastrutture SpA,
contenente le clausole generali delle successive negoziazioni che, alla data
del 31.12.2005, ammontavano complessivamente a 12,950 miliardi di euro.
Dette operazioni creditorie riguardano tutte la direttrice
Torino-Milano-Napoli;
b)
nel mese di febbraio 2004 sono stati stipulati i contratti
relativi alle prime tre tranches, per complessivi € 5 miliardi, (Project loans
nn. 1, 2 e 3 – Obbligazioni ISPA serie 1, 2 e 3 – la serie 1 è stata “swappata”);
c)
nel mese di luglio 2004 è stato perfezionato il quarto
Project Loan Tranche per un ammontare complessivo di € 1 miliardo (obbligazioni
ISPA serie 4);
d)
nel mese di settembre 2004 è stato varato il quinto
Project Loan Tranche per un ammontare complessivo di € 1 miliardo (prestito
stipulato con la Banca Europea Investimenti-BEI);
e)
nel mese di novembre 2004 è stato adottato il sesto
Project Loan Tranche per un ammontare complessivo di € 500 milioni
(obbligazioni ISPA serie 2 e 4);
f)
in data 3 marzo 2005 la TAV spa ha definito con ISPA la
ristrutturazione di quattro finanziamenti
per un ammontare complessivo di 1,350 miliardi di euro, trasferendo a
Infrastrutture Spa i relativi contratti di copertura (Project Loans nn. 7, 8, 9
e 10 – Obbligazioni ISPA serie 5 più mutuo banca OPI “swappati” secondo notes
nn. 1, 2, 3, 4 e 9);
g)
in data 18 aprile 2005 TAV–RFI hanno stipulato con ISPA un
nuovo Project Loan Tranche per un ammontare complessivo di 700 milioni di euro
(Project loans n. 11 – Obbligazioni ISPA serie 3 e 4);
h)
in data 22 aprile 2005 TAV ha provveduto alla
ristrutturazione di un ulteriore finanziamento
per un ammontare complessivo di 1 miliardo di euro, ed al trasferimento a ISPA
stessa del relativo contratto di copertura (Project Loan n. 12 – Obbligazioni
ISPA serie 7 e 8 “swappati” secondo notes nn. 7 e 8);
i)
in data 30 giugno 2005 TAV–RFI hanno stipulato con ISPA
due nuovi Project Loans Tranche per un ammontare complessivo di 400 milioni di
euro (Project loans nn. 13 e 14 – Obbligazioni ISPA serie 6 “swappati” secondo
notes nn. 5 e 6);
j)
in data 10 agosto 2005 TAV Spa – RFI Spa hanno stipulato
con Infrastrutture Spa un nuovo Project Loans Tranche, a tasso variabile, per
un ammontare di 2 miliardi di euro della durata di due anni, estesa a tre
(Project loans n. 15 – Prestito Sogen Funding Loan).
Prospetto illustrativo dei contratti “derivati” stipulati
per alcune delle operazioni di
finanziamento inerenti all’Alta Velocità
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SWAP DI
COPERTURA
|
DATA DI STIPULA
DEL CONTRATTO “SWAPPATO”
|
DATA
EMISSIONE
SWAP
|
DATA
SCADENZA
|
VALORE
NOMINALE
|
TASSO DI
INTERESSE
|
PROJECT LOAN
COLLEGATO
|
CONTROPARTE
|
|
SWPVNotes n.l
|
3.03.2005
|
4-mar-2005
|
31-lug-45
|
350.000.000
|
5,0240%
|
ISPA SERIES 5
|
Morgan Stanley
|
|
SWPVNotes n.2
|
3.03.2005
|
4-mar-2005
|
31-lug-20
|
250.000.000
|
4,8000%
|
ISPA
SERIES 5
|
UBS
|
|
SWPVNotes
n.3
|
3.03.2005
|
31-lug-2020
|
31-lug-45
|
250.000.000
|
5,0900%
|
ISPA
SERIES 5
|
Morgan Stanley
|
|
S
WPVNotes n.4
|
3.03.2005
|
4-mar-2005
|
31-lug-45
|
250.000.000
|
5,0240%
|
ISPA
SERIES 5
|
Morgan Stanley
|
|
SWPVNotes
n.5
|
22.04.2005
|
25-apr-2005
|
31-lug-26
|
1.000.000.000
|
5,4800%
|
ISPA
SERIES 6
|
Morgan Stanley
|
|
SWPVNotes
n.6
|
22.04.2005
|
31-lug-2026
|
31-lug-45
|
1.000.000.000
|
4,8375%
|
ISPA
SERIES 6
|
Depfa Bank
|
|
SWPVNotes
n.7
|
30.06.2005
|
30-giu-2005
|
31-lug-35
|
300.000.000
|
4,072%
(con
cap al 6%)
|
ISPA SERIES 7
|
Lehman Brothers
International
|
|
SWPVNotes
n.8
|
30.06.2005
|
30-giu-2005
|
31-lug-35
|
100.000.000
|
4,147%
(con
cap al 6,1%)
|
ISPA SERIES 8
|
Lehman Brothers International
|
|
SWPVNotes
n.9
|
03.03.2005
|
4-mar-2005
|
31-lug-35
|
500.000.000
|
4,8825%
|
Loan OPI
|
JP Morgan
|
|
SWPVNotes
n.lO
|
05.02.2004
|
27.04.2004 con
effetto dal 9-set-
2013
|
31-lug-24
|
500.000.000
|
5,7550%
|
ISPA
SERIES l
|
UBS
|
|
SWPVNotesn.11
|
05.02.2004
|
28.04.2004 con
effetto dal 9-set-
2013
|
31-lug-24
|
500.000.000
|
5,7670%
|
ISPA
SERIES l
|
Morgan
Stanley
|
|
TOTALE Swap di
copertura
|
|
|
|
5.000.000.000
|
|
|
|
Nelle
fattispecie precedentemente richiamate alcuni punti meritano di essere
chiariti, anche in considerazione del fatto che le norme istitutive
dell’operazione ISPA contemplavano requisiti di trasparenza ed efficienza delle
decisioni che dovevano essere successivamente assunte.
Il
primo riguarda la singolare decisione di coprire, con contratti swap, alcune
delle operazioni di prestito precedentemente descritte, al fine di abbandonare il tasso variabile per passare a quello fisso,
riducendo sostanzialmente i rischi di oscillazione.
Considerato che la
contrattazione dei derivati è maturata poco dopo l’assunzione del debito
principale, come si evince dal precedente prospetto (in alcuni casi un solo
giorno di differenza), non si comprende per quale motivo non si sia
immediatamente adottato il tasso fisso, evitando la onerosa operazione swap.
Per
gli esercizi 2006, 2007 e 2008 i risultati delle operazioni in contratti
derivati sono illustrati nei sotto indicati prospetti i quali evidenziano i
risultati negativi, già anticipati nel precedente paragrafo 3.
Prospetto illustrativo dei costi sostenuti nell’esercizio
2006 per le operazioni di swap
|
|
|
|
|
SWAP
|
|
OBBLIGAZIONI
|
SERIE
|
CONTROPARTE
|
INTERESSI
|
INTROITI
|
PAGAMENTI
|
NETTING
|
|
IT0003805295
|
5
|
Morgan Stanley
|
32.828.190
|
13.517.485
|
24.764.133
|
- 11.246.648
|
|
UBS
|
9.655.347
|
16.900.000
|
- 7.244.653
|
|
Morgan Stanley
|
9.655.347
|
17.688.667
|
-
8.003.320
|
|
IT0003838031
|
6
|
Morgan Stanley
|
32.500.400
|
32.500.417
|
69.413.333
|
- 36.912.916
|
|
IT0003874523
|
7
|
Lehman Brothers
|
11.391.780
|
11.391.780
|
13.234.000
|
-
1.842.220
|
|
IT0003877310
|
8
|
Lehman Brothers
|
3.797.260
|
3.797.260
|
4.492.583
|
- 695.323
|
|
MUTUI
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
OPI
|
18.918.055
|
18.918.055
|
34.380.937
|
-
15.462.882
|
|
|
|
TOTALI
|
99.435.685
|
99.435.691
|
180.873.653
|
- 81.437.959
|
Prospetto illustrativo dei costi sostenuti nell’esercizio
2007 per le operazioni di swap
|
|
|
|
|
SWAP
|
|
OBBLIGAZIONI
|
SERIE
|
CONTROPARTE
|
INTERESSI
|
INTROITI
|
PAGAMENTI
|
NETTING
|
|
IT0003805295
|
5
|
Morgan Stanley
|
32.446.965
|
13.360.515
|
17.584.000
|
- 4.223.485
|
|
UBS
|
9.543.225
|
12.000.000
|
- 2.456.775
|
|
Morgan Stanley
|
9.543.225
|
12.560.000
|
- 3.016.775
|
|
IT0003838031
|
6
|
Morgan Stanley
|
38.223.600
|
38.223.600
|
54.800.000
|
- 16.576.400
|
|
IT0003874523
|
7
|
Lehman Brothers
|
10.500.000
|
10.500.000
|
12.216.000
|
- 1.716.000
|
|
IT0003877310
|
8
|
Lehman Brothers
|
3.500.000
|
|